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Il calcio
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gurgugnao
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MessaggioInviato: Lun Set 13, 2010 2:39 pm    Oggetto: Il calcio Rispondi citando

Ho scoperto da qualche tempo un sito che in molti di voi forse già conoscono e che non ricordo se è già stato segnalato.
Per inserire il link ho cercato tra le discussioni esistenti ma non ne ho trovato che mi garbassero.
Allora ho pensato che forse questo topic potrebbe servire per contrastare la sezione "Calcio sempre più malato".
Forse.

Ecco il link:

http://www.storiedicalcio.altervista.org/

(fra le altre segnalo una delle storie che più mi ha appassionato, quella di Eduard Streltsov, sfortunato talento russo che non avevo mai sentito nominare prima)
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Bar_Abbondio
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MessaggioInviato: Lun Set 13, 2010 3:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ottimo sito, lo seguo già da qualche tempo.
Su questo genere però il mio preferito è questo
http://www.sportvintage.it/

e non è male neppure
http://www.golcalcio.it/
_________________
"Se volete divenire grandi intellettualmente
belli e vigorosi fisicamente
associatevi alla Torres!"


1903 - Il presidente Italo Faccion
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gurgugnao
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MessaggioInviato: Mar Set 14, 2010 9:52 am    Oggetto: Rispondi citando

Rimpiguo la sezione con un sito già visto.
Questa è la giusta collocazione.

http://www.hansvandermeer.nl/
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Acquedotto
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MessaggioInviato: Mar Set 14, 2010 11:21 am    Oggetto: Rispondi citando

gurgugnao ha scritto:
Rimpiguo la sezione con un sito già visto.
Questa è la giusta collocazione.

http://www.hansvandermeer.nl/


Questo è per pochi...
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TRIOMG
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MessaggioInviato: Mar Set 14, 2010 4:22 pm    Oggetto: Re: Il calcio Rispondi citando

gurgugnao ha scritto:
Ho scoperto da qualche tempo un sito che in molti di voi forse già conoscono e che non ricordo se è già stato segnalato.
Per inserire il link ho cercato tra le discussioni esistenti ma non ne ho trovato che mi garbassero.
Allora ho pensato che forse questo topic potrebbe servire per contrastare la sezione "Calcio sempre più malato".
Forse.

Ecco il link:

http://www.storiedicalcio.altervista.org/

(fra le altre segnalo una delle storie che più mi ha appassionato, quella di Eduard Streltsov, sfortunato talento russo che non avevo mai sentito nominare prima)


quelle domeniche pomeriggio con Paolo Valenti...........brividi........
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SololaTORRES
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MessaggioInviato: Dom Set 19, 2010 6:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

A MARONI SARA' VIETATO LO STADIO??

Quest’anno, per la prima volta dal 1983, non sarò un abbonato alle partite della mia squadra di calcio, l’AS Roma. Dopo 28 anni ininterrotti, è accaduto che un ministro della Repubblica, al fuori da ogni legge, mi vieti di fare l’abbonamento se non aderisco al “programma tessera del tifoso”.

Un “programma”, appunto, che sa di rieducazione e che serve solo a nascondere anni di truffe ed errori oltre l’incapacità di gestire l’ordine pubblico, se non anche il tentativo di garantire nuovi affari ad alcuni padroni del vapore a suon di ordinanze prefettizie.

Si badi bene, la “tessera del tifoso” non è prevista da nessuna legge dello Stato ma, secondo le parole del Presidente del Palermo Zamparini “è un ricatto, un’intimidazione vera e propria”. In pratica, i club sarebbero stati costretti a adottarla pena il rischio che i Prefetti vietassero la vendita dei biglietti in centinaia di partite. È lo stile Maroni, un Ministro dell’Interno che pratica la ritorsione come metodo di governo (come quando ritirò alcuni poliziotti inviati a seguito della Nazionale ai Mondiali in Sudafrica a causa delle dichiarazioni a lui non gradite di un calciatore).

Ma cos’è la tessera del tifoso? Un documento rilasciato ai cittadini da un ente finanziario previa autorizzazione caso per caso da parte della Questura.

Chi non ha questa “patente” non può abbonarsi alle partite di casa della propria squadra, peraltro rinunciando alle condizioni economiche favorevoli per chi compra tutti insieme i biglietti per la stagione. Non può nemmeno comprare i biglietti di ingresso alle partite in trasferta, e se la Prefettura da il via libera su indicazione dell’Aisi (l’ex Sisde!), è costretto a sedersi nei settori della squadra di casa perché il settore dei tifosi ospiti è a lui interdetto.

Insomma, il se, il dove e il come io possa vedere una partita di calcio lo decide il Ministero dell’interno.

“Stupido è chi lo stupido fa”, diceva la mamma di Forrest Gump.

Capiamo meglio.

Negli ultimi 10 anni i Governi Berlusconi, con la complicità del Governo Prodi nel 2007, hanno introdotto, sempre con decreto legge, una legislazione d’emergenza per le manifestazioni sportive contraria alla Costituzione e che ha fatto del calcio un laboratorio per nuove forme di controllo sociale.

Tra le altre cose, nel 2007 è stato fatto divieto alle società di calcio di vendere i biglietti a due categorie di persone: 1)chi è stato condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive; 2) chi ha ricevuto il DASPO, ovvero un provvedimento del Questore che, sulla base di denunce o mere informative, vieta per alcuni anni l’accesso agli stadi.
Diamo per buona questa norma (senza considerare che quasi il 42% di chi riceve il Daspo viene poi assolto nel procedimento penale e che comunque ha l’obbligo di firma in Commissariato durante le partite).
Quante sono le persone sottoposte a Daspo? 4.000 (quattromila).
Ma serviva la tessera del tifoso per tenere fuori dagli stadi i presunti violenti?
N0.
La legge, infatti, già prevede che chi vende i biglietti sia collegato con un software alle questure ai fini del rilascio del nulla osta alla vendita. Per cui chi è nella black list non può prendere i biglietti.
Allora perché imporre questa tessera da Stato di Polizia?
Maroni da oltre un anno non risponde alle quattro interrogazioni che il senatore radicale Marco Perduca gli ha posto sul punto.
Proviamo a fare qualche ipotesi sulla base dei primi effetti.
Su 340 mila abbonati nello scorso anno, in questa stagione ne mancano all’appello 70 mila per manifesta contrarietà al “programma”obbligatorio voluto da Maroni.
Visto che “ultras” viene utilizzato come sinonimo di criminale violento al limite dell’eversione, significa forse che in Italia ci sono 70 mila quasi terroristi?
Certo è che da quando sono state introdotte le norme di emergenza, gli spettatori dal vivo sono diminuiti, mentre quelli televisivi si sono moltiplicati, per la gioia delle pay-tv, ivi compresa quella del Capo del governo di cui fa parte Maroni.
Ma andiamo più a fondo. La tessera del tifoso, oltre che inutile, è irragionevole e autoritaria. Richiede più poliziotti nei controlli e quindi più militarizzazione; impone che tifosi di squadre opposte si mischino negli stessi settori; mette fuori legge i tifosi organizzati; mina l’autorevolezza delle istituzioni di governo; da origini a discriminazioni e ingiustizie.
Premesso che violenti e teste calde non saranno eliminati dalla tessera del tifoso, sembra una provocazione bella e buona, che di fatto aumenta il rischio che gia dalle prime partite si verifichino tensioni e scontri. Un paradosso. O forse no.
Sono così tanti gli uomini della intelligence del Viminale (prefetti, questori, digos, servizi) a occuparsi di stadio che tutto questo appare molto strano.
A quelli tra loro che leggeranno questo mio post (pensate!) un suggerimento: le scelte ragionevoli rendono autorevoli, quelle imposte rendono autoritari.
Ai tifosi di tutta Italia auguro un buon campionato, con la speranza che insistano a credere nel diritto come metodo migliore per far valere le loro ragioni.
PS: ai Parlamentari che affollano le tribune d’onore dei nostri stadi, la tessera del tifoso non servirà: gli basta quella omaggio che ricevono dal Parlamento.
PS bis: alcuni club richiedono persino la fedina pulita da qualsiasi precedente, non solo reati da stadio. In quel caso, Maroni non potrebbe entrare: è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale (le cronache raccontano l’incredibile notizia che abbia tentato di mordere il polpaccio di un poliziotto!).
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gurgugnao
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MessaggioInviato: Sab Nov 13, 2010 11:26 am    Oggetto: Rispondi citando

MEMORIA
Tutto il calcio degli anni 80 foto per foto
In 300 scatti il decennio che cambiò il pallone italiano
MEMORIA

Tutto il calcio degli anni 80 foto per foto

In 300 scatti il decennio che cambiò il pallone italiano


La copertina dell'«Atlante»
MILANO - Stranezze della relatività. Quando ci eravamo in mezzo, gli anni 80 avevano tutta l'aria di essere la nuova epoca d'oro del calcio italiano. L'Italia diventava campione del mondo per la terza volta (e dopo 44 anni di attesa), con la riapertura delle frontiere i migliori giocatori del globo facevano a gara per venire a giocare da noi, e in breve il nostro campionato si conquistò il titolo (oggi conteso tra Inghilterra e Spagna) di «più bello del mondo».

CONTRASTO - Eppure, chi oggi si mette a guardare le foto dell'epoca ne ricava un sentimento di tenerezza, ispirato dall'inevitabile impressione di artigianalità, ingenuità, blando erotismo (delle prime figure femminili associate al pallone) che quelle immagini ispirano rispetto a ciò cui ci ha abituato il calcio glamourizzato e ipertelevisivo di oggi. E forse è proprio questa l'intenzione di un libro straordinariamente divertente appena uscito: Atlante illustrato del calcio '80, a cura di Massimo Coppola e Alberto Piccinini (Isbn, 320 pagine, 9,90 euro, in vendita anche in edicola). Un catalogo che contiene in 300 scatti il meglio del pallone dell'epoca, con particolare attenzione alla sua «poppizzazione».

Il calcio degli anni 80 in 300 foto
http://www.corriere.it/cultura/10_novembre_12/libro-calcio-anni-80_2a2737b4-ee4d-11df-8dee-00144f02aabc.shtml

Altobelli in kimono durante un viaggio in Giappone, Roberto Mancini in giacca di pelle nera mentre fa shopping a Bologna, Nanu Galderisi in stile fotomodello, Paulo Roberto Falcão attorniato da un enorme numero di donne, Paolo Rossi davanti al Radio City Music Hall, Geronimo Barbadillo in versione capo indiano (!), Careca che gioca al pistolero, Daniele Massaro e Franco Causio in versione sirenetti si alternano a foto di gioco, a ritratti di clamorose meteore, presidenti ruspanti, allenamenti stile dopolavoro e ritratti di buona famiglia (indimenticabile quella di Bettega davanti a una Lancia coupé).

I DUELLANTI - E, ovviamente, Maradona. In tutte le salse possibili. In slip, in ciabatte, in campo, in spiaggia a Rio de Janeiro, in pelliccia, sotto il casco del parrucchiere, con la maglia del Boca, con le cuffie da deejay eccetera eccetera eccetera. Perché il calcio degli anni 80 - certo - sono stati Paolo Rossi e Platini, Boniek e Rummenigge, Tardelli e Zico, Bearzot e Scirea. Ma da un certo punto in poi è stato lui. Fino a quando scendono degli elicotteri sul cielo di Milano, al suono della Cavalcata delle Valchirie di Wagner. È l'inizio dell'era berlusconiana in rossonero. E della fine di quel calcio. Forse è un caso fino a un certo punto se il primo, grande avversario di quel Milan, è stato proprio Diego

Tommaso Pellizzari
12 novembre 2010
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gurgugnao
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MessaggioInviato: Mar Nov 30, 2010 11:33 am    Oggetto: Rispondi citando

Ma dove le trovate certe foto che state mettendo in home page???
Questa del camion è splendida.
Meriterebbero la copertina anche i bat-tifosi di Villacidro.
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gurgugnao
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MessaggioInviato: Mar Dic 21, 2010 12:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

IL LUTTO
Addio a Enzo Bearzot ct dell'Italia Mundial
Aveva 83 anni, le sue foto con Pertini sono sui libri di storia. Guidò la squadra in tre campionati del mondoMILANO - E' morto a Milano Enzo Bearzot, ct campione del mondo dell'Italia nel 1982. Il "vecio", allenatore amatissimo, se n'è andato in silenzio, rarissime le sue interviste negli ultimi anni. Era nato nel settembre del '27, aveva dunque 83 anni. La sua foto con Pertini, e in mezzo la Coppa del Mondo, è sui libri di storia. E' stato un esempio di stile e compostezza, sia da calciatore che da allenatore.

E' stato alla guida della Nazionale, dal '75 al 1986. Esordì con un Italia-Finlandia 0-0. Giocò ct in tre Mondiali, ottenendo un insperato quarto posto in Argentina. Un Mondiale in cui sbocciarono giovani come Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Paolo Rossi. Un gruppo fantastico che poi Berazot avrebbe portato alla vittoria nel Mondiale del 1982. E fu per le ragioni del cuore che confermò un gruppo ormai sfiorito nel 1986, quando la Nazionale fu eliminata in Messico agli ottavi di finale dalla Francia di Platini. Fu la sua ultima partita alla guida della squadra azzurra.

Ora è forse ovvio dire che Bearzot non c'entrava nulla con il calcio di oggi. Non avrebbe mai elencato i tredici errori arbitrali come ha fatto Mourinho l'altro giorno. Si può parlare di uno stile Bearzot, certo. Uno abituato a combattere con la stampa ogni mattina, ad affrontare -come successe davanti a un albergo di Roma - un giovane tifoso che lo chiamò scimmione perché non aveva convocato Beccalossi. Alla fine - la storia insegna - ha avuto ragione lui.

Il suo capolavoro fu la preparazione del Mondiale 1982. Una squadra assediata, un calcio allo sfascio che usciva dal calcioscommesse, un centravanti -Paolo Rossi- reduce da una squalifica. Bearzot creò un gruppo perfetto, con un allenatore in panchina, e uno in campo che si chiamava Zoff. Fu un Mondiale giocato contro tutti quello in Spagna, nacque il famoso fenomeno del silenzio stampa, poi replicato infinite volte.

Fu la vittoria del "noi soli contro tutti", con una stampa e un paese totalmente contro, con un giovanissimo Antonio Matarrese presidente di Lega che "voleva prenderli tutti a calci del sedere" dopo la deludente amichevole pre-mondiale. Ma in Spagna fu un crescendo. Un girone eliminatorio deludente, condite da feroci polemiche sul pareggio con il Camerun (1-1) che diede la qualificazione all'Italia. Bearzot ha sempre respinto con sdegno queste insinuazioni, e ne rimase ferito.

Il girone eliminatorio fu un trionfo. Gianni Brera, che era appena arrivato a Repubblica. lo raccontò magistralmente. Mise in fila Argentina e Brasile cancellando la loro supponenza, fece risbocciare quello che da quel momento diventò Pablito, e cioè Paolo Rossi. Ma quel Mondiale segnò la scoperta di una delle ultime ali vere, Bruno Conti, il ragazzo di Nettuno, che in Nazionale ci era arrivato perfino tardi.

Arrivati alla semifinale con la Polonia, l'Italia di Bearzot sembrò non avere più rivali, spinta da un paese intero. Superò la Polonia, poi sbaragliò la Germania in finale, con quelle scene che ora vanno e rivanno sui siti e sui tg di tutto il mondo in queste ore: Pertini in piedi con Juan Carlos, l'urlo di Tardelli, la Coppa alzata al cielo da Zoff, ma poi anche da lui: elegantissimo, in giacca bianca.
(21 dicembre 2010)


IL RACCONTO
Accadde allora, fu incredibile
di GIANNI BRERA

Questo articolo è stato pubblicato su "Repubblica" del 9 luglio 1992. E' la rievocazione che Gianni Brera fa dell'avventura del Mundial di dieci anni prima e delle scelte di Bearzot

"Pur sconfitto, l'argentino Menotti ribadiva che il nostro calcio er in ritardo di 50 anni. L'estrema facilità dei brasiliani offendeva in me l'operaio della pelota che ero stato da giovane, e come me tutti gli operai che ancora oggi soffrono per guadagnarsi la micca nella pedata. Non avevo speranza che l'Italia se la cavasse, perciò pensai a pellegrinaggi e processioni. E invece..."

ANDIAMO a Barcellona, allora. In Messico, nel ' 70, siamo arrivati al secondo turno segnando la miseria d' un gol (ciabattata casuale di Domenghini dal limite) contro la Svezia. Gigirriva, turbato da motivi d' amore e cotto di fatica, spreca con la Svezia qualcosa come 4 palle-gol, cadendo in gravissima crisi. Walkerhaegg inventa la staffetta, che i nesci disapprovano per il solo fatto di non capire il calcio: in realtà Mazzola sa difendere e corre al recupero come non saprebbe Rivera, che invece costruisce meglio di lui e ha modo di farlo quando, iniziato il secondo tempo, il ritmo del gioco si fa più ragionevole. L'incontro epico di quel mondiale ha luogo all'Azteca contro la Germania, battuta 4-3 nei supplementari. Qui in Spagna, le cifre sono leggermente migliori: giocando a pene di segugio (e poi spiego perché) segniamo un gol con Conti al Perù e un gol con Graziani al Camerun. L'indizio ottimistico offerto dalle cifre è minimo e nessuno ne tiene conto: però è reale. Se in Messico siamo arrivati alla finale, qui dovremmo addirittura far meglio.

AMMETTO che il ragionamento vige a posteriori, come quasi sempre nel calcio: ma a pensarci ve n' è un altro che il pessimismo vieta in assoluto, questo: che l'Italia è squadra femmina e può rendere solo se è l'avversario a farle contro un gioco intraprendente, comunque vigoroso. I polacchi hanno paura degli azzurri e lasciano loro, più o meno limpide, cinque palle-gol. Paolino Rossi è flebile e Graziani decisamente mediocre. Tardelli sorvola la mischia creatasi in occasione d' un angolo (testa di Collovati respinta fuori area) e manda il pallonetto a colpire la traversa. Il Perù viene descritto come l'emulo più attendibile del magno Brasile. Gioca bene ma troppo lentamente. Riusciamo a segnare con un destro (inaudito) del grandissimo Pelasgio Conti. Alla ripresa caliamo di brutto. Rossi viene sostituito da Causio, passato più di lui. Il ritmo scema di molto e i peruani assumono il governo della palla. Mischie paurose si creano davanti a Zoff, che alla fine viene uccellato da una deviazione di Collovati. Il Camerun è fatto di negroni forti e dotati di fondo atletico. Graziani azzecca un'incornata volitante sulla quale scivola N' Kono meritandosi gli sfottò di Milla. Costui milita nel campionato francese: un minuto dopo il pastrocchio di N' Kono, metterà M' Bida in condizione di fare 1-1 (l'arbitro non vede il fuorigioco del centravanti e Zoff non ritiene di dover uscire come potrebbe). Il pessimismo vieta di riflettere sull'indole femminea dell'Italia.

Enzo Bearzot ha l'aria - alle mie orecchie - di volersi fare coraggio quando dichiara, poco prima dell'involo da Vigo, che non gli fanno paura né l'Argentina né il Brasile. A me pare che sia un po' matto. Si capisce che la sua intervista mi esalta. Sul piano giornalistico è un vero e proprio scoop. Né dimentico di essere uno schietto e dunque ingenuo tifoso della nazionale: però di calcio deliro e vivo da sempre: a me non la conti, mezzo Carnera furlan de l'ostia. Sono sincero fino all'autolesionismo. Ho scoperto da tempo che sbaglia i pronostici solo chi li fa. E viceversa. A Barcellona fa un caldo perverso. Navarro ed io cerchiamo ristoranti all'altezza e barbelliamo come negri nella hall refrigerata del nostro albergo. Io scrivo che fra noi e l'Argentina corrono almento 2 gol (a nostro danno). Ma ricordo pure che giocando all'italiana abbiamo mortificato Menotti a Baires nel ' 78, e che Menotti è stato così pirla da disprezzarci perché "ci limitiamo a impedire il gioco degli avversari". Mi confiderà Bearzot che non voleva affatto battere l'Argentina, per lasciarla agli incassi e all'entusiasmo della capitale: sono stati gli azzurri a non voler fare posto alle riserve, per paura di perdere il posto (e i premi): così l'Argentina è andata a Cordova ed ha superato il Brasile unicamente per la differenza reti, avendo battuto 6-0 il Perù (tra i pali, un ex argentino naturalizzato peruano). NON tengo conto del macerante logorio al quale è stata sottoposta l'Argentina, già battuta dal Belgio in apertura e poi maramalda con i miei illusi cugini ungheresi. Non rifletto neppure sul fatto, a noi favorevole, che il campo dello stadio Sarrià, quello dell'Espanol, è di qualche metro più stretto del Nou Camp, sul quale gioca il Barcellona. Chi si difende, come noi dovremmo (a dispetto delle prediche bearzottiane) si trova meglio sui campi stretti...

Nel presentare Italia-Argentina ammetto che non abbiamo ancora vinto un incontro e che forse non ne vinceremo uno che è uno, però i Grandi Numeri sono dalla nostra, almeno quelli: e sconsiglio Bearzot dal marcare Maradona con il deterrente Gentile: più adatto, a mio parere, è l'agile Collovati. Bearzot schiera Zoff; Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea; Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani. Arbitro è Rainea, un ingegnere rumeno molto amico di Artemio Franchi, nostro centravanti segreto. Si dispongono le squadre e Gentile cerca subito Maradona, e Silver Maggi, protofotografo, mi riferisce che el Pibe de oro minaccia subito di uscire di senno, perché Gentile è un africanide in tutto fuorché nella nobile bellezza del viso, è africanide nella corsa a glutei sporgenti e in quanto, senza parere, appoggia ai fianchi già opimi dell'indio semidivino: il quale alla lunga dà fuori da matto, ma non può dire all'arbitro quel che gli fa sentire Gentile. Il calcio degli italiani è difensivo e quello argentino arrogante e presuntuoso. Va in gol Tardelli al 57' e dopo 10' Cabrini. Gentile viene ammonito, non espulso (ci mancherebbe che Rainea snobbasse a questo punto il presidente dell'Uefa!). Gli argentini ringhiano calcio e pedate furibonde. Quando Altobelli entra a sostituire Paolino Rossi gli viene incontro Passarella e gli molla sui denti una sventola omicida: il colpo è così fulmineo che lo vedo io solo, mediocre pugile dell'università di Pavia: ne chiederò il motivo a Passarella, quando verrà in Italia: mi dirà el capitan: "Gli altri picchiavano Maradona". Passarella è stato anche l'autore del gol argentino all'83' . L'arbitro non aveva ancora fischiato perché tirasse la punizione ma ci ha avuto pudore a farla ripetere. Così è finita 2-1. Menotti ha ribadito che il calcio italiano era in ritardo di 50 anni. Vicino a me sedeva un collega argentino che ogni tanto gridava sdegnato: "Etta Italia es una mierda". Sentivo che si aspettava la rissa. Ho resistito. Sconfitta, l'Argentina ha dovuto giocare subito con il Brasile ed ha perso 1- 3. Il magno Brasile ha saputo tenerla in inferiority complex. Maradona si è fatto espellere per una crisi isterica.

L'Italia si è riposata quanto bastava per affrontare il Brasile in piena umiltà. Sull'Italia i brasiliani erano puntualmente informati da Falcao, che un po' ci temeva, e da Altafini, che non ci pigliava sul serio. I brasiliani hanno seguito i consigli di Altafini, notoriamente dotato di un'esperienza pari all'ingegno critico. Nel presentare l'incontro ho ricordato che Bearzot mi aveva detto di sapere come affrontare e magari battere gli argentini, mentre non arrischiava la più discreta delle ipotesi pensando ai pirotecnici brasiliani: anzi, ha precisato di essi che erano i favoriti per la finale con gli inglesi. Forte di questo pronostico insigne, io stesso ho dichiarato che "l'estrema facilità dei brasiliani offendeva in me l'operaio della pelota che ero stato da giovane e come me tutti gli operai che ancora oggi soffrono per guadagnarsi la micca nella pedata". Consigliavo dunque a Bearzot un pellegrinaggio al Tibidabo, per chiedere la protezione de la sancta madre de Dios. Quanto a me, non avevo speranza alcuna che l'Italia se la cavasse: se però fosse accaduto il contrario, pari pari promettevo di andare in processione vestito da flagellante (battù) il giorno della sagra, il 24 agosto al mio paese. Ai brasiliani sarebbe bastato un pari con l'Italia per passare alle semifinali. Contro di loro Bearzot ha schierato Zoff; Gentile e Cabrini; Oriali, Collovati e Scirea; Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni e Graziani. Contro Serginho si è battuto Collovati e contro Zico, già famosissimo, Gentile. Arbitro dell'incontro era Klein, devoto ad Havelange, presidente della Fifa, esattamente come Rainea era devoto a Franchi. Paolino Rossi ha subito ciccato l'a-volo su un cross-gol di Cabrini all'avvio ed ha incornato in gol al 5' . I brasiliani si sono sgrullati di dosso il fastidio come usano i muli quando li assalgono i tafani: dopo soli 7' erano in gol con Socrates (tiruzzo astuto fra Zoff e palo).

INSISTEVANO i brasiliani, desiderosi di infliggerci una solenne lezione, e Rossi toglieva palla a Cerezo, un po' distratto, al 25' e miracolosamente infilava il sette alla destra di Waldir Perez. Tiro imparabile dal limite. Stupore e dispetto dei brasiliani. Collovati esce per Bergomi, autentico jolly difensivo, e Tardelli lascia il posto a Marini a metà del secondo tempo. I brasiliani attaccano al loro ritmo e gli italiani tengono con il cuore in gola. Segna Falcao al 68' e sarebbe fatta ma i brasiliani, incredibilmente, seguitano ad attaccare; Rossi fa prodigiosa tripletta al 75' e sarebbe goleada se l'arbitro, devoto ad Havelange, vedesse un clamoroso rigore di Junior su Rossi e non annullasse per fuori-gioco inesistente (!) un comodo gol di Antognoni. Il finale è altamente drammatico. Gli italiani fanno muro davanti a Zoff, autore di parate assai critiche. Io vesto in anticipo il saio del battuto (o flagellante) e m' infischio bellamente di aver pronosticato male. Il dispetto di avere sbagliato previsione è nulla contro la soddisfazione e l'orgoglio di questa vittoria meravigliosa. Ormai la conquista del terzo titolo mondiale è alla nostra portata.
(l'articolo è di Gianni Brera su 'la Repubblica' del 9/7/1992)
(21 dicembre 2010)
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Canessa
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MessaggioInviato: Mer Gen 19, 2011 8:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

Quando i grossi club giocavano all'estero per far festeggiare la città ospitante di turno che, anche se non era Dubai o un posto che ti riempiva di soldoni, faceva ugualmente piacere perchè ciò che contava era sentire il calore della gente, roba che non aveva prezzo.
Questo è un esempio del calcio d'altri tempi, ora vedere l'Inter (o roba simile) andare a giocare in un campetto in terra battutta sarebbe impossibile....anche perchè magari, poverini, i giocatorini si potrebbero far male.
http://www.youtube.com/watch?v=aIi8iz3OATQ&feature=player_embedded
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MessaggioInviato: Gio Gen 20, 2011 4:59 pm    Oggetto: Rispondi citando

Canessa ha scritto:
Quando i grossi club giocavano all'estero per far festeggiare la città ospitante di turno che, anche se non era Dubai o un posto che ti riempiva di soldoni, faceva ugualmente piacere perchè ciò che contava era sentire il calore della gente, roba che non aveva prezzo.
Questo è un esempio del calcio d'altri tempi, ora vedere l'Inter (o roba simile) andare a giocare in un campetto in terra battutta sarebbe impossibile....anche perchè magari, poverini, i giocatorini si potrebbero far male.
http://www.youtube.com/watch?v=aIi8iz3OATQ&feature=player_embedded


Nella fattispecie si trattava della gara di ritorno del primo turno di Coppa Uefa terminata 1-0 per l'Inter con goal di Massa. Per essere precisi...
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MessaggioInviato: Gio Gen 20, 2011 6:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

gurgugnao ha scritto:

IL RACCONTO
Accadde allora, fu incredibile
di GIANNI BRERA

Questo articolo è stato pubblicato su "Repubblica" del 9 luglio 1992. E' la rievocazione che Gianni Brera fa dell'avventura del Mundial di dieci anni prima e delle scelte di Bearzot

"Pur sconfitto, l'argentino Menotti ribadiva che il nostro calcio er in ritardo di 50 anni. L'estrema facilità dei brasiliani offendeva in me l'operaio della pelota che ero stato da giovane, e come me tutti gli operai che ancora oggi soffrono per guadagnarsi la micca nella pedata. Non avevo speranza che l'Italia se la cavasse, perciò pensai a pellegrinaggi e processioni. E invece..."

ANDIAMO a Barcellona, allora. In Messico, nel ' 70, siamo arrivati al secondo turno segnando la miseria d' un gol (ciabattata casuale di Domenghini dal limite) contro la Svezia. Gigirriva, turbato da motivi d' amore e cotto di fatica, spreca con la Svezia qualcosa come 4 palle-gol, cadendo in gravissima crisi. Walkerhaegg inventa la staffetta, che i nesci disapprovano per il solo fatto di non capire il calcio: in realtà Mazzola sa difendere e corre al recupero come non saprebbe Rivera, che invece costruisce meglio di lui e ha modo di farlo quando, iniziato il secondo tempo, il ritmo del gioco si fa più ragionevole. L'incontro epico di quel mondiale ha luogo all'Azteca contro la Germania, battuta 4-3 nei supplementari. Qui in Spagna, le cifre sono leggermente migliori: giocando a pene di segugio (e poi spiego perché) segniamo un gol con Conti al Perù e un gol con Graziani al Camerun. L'indizio ottimistico offerto dalle cifre è minimo e nessuno ne tiene conto: però è reale. Se in Messico siamo arrivati alla finale, qui dovremmo addirittura far meglio.

AMMETTO che il ragionamento vige a posteriori, come quasi sempre nel calcio: ma a pensarci ve n' è un altro che il pessimismo vieta in assoluto, questo: che l'Italia è squadra femmina e può rendere solo se è l'avversario a farle contro un gioco intraprendente, comunque vigoroso. I polacchi hanno paura degli azzurri e lasciano loro, più o meno limpide, cinque palle-gol. Paolino Rossi è flebile e Graziani decisamente mediocre. Tardelli sorvola la mischia creatasi in occasione d' un angolo (testa di Collovati respinta fuori area) e manda il pallonetto a colpire la traversa. Il Perù viene descritto come l'emulo più attendibile del magno Brasile. Gioca bene ma troppo lentamente. Riusciamo a segnare con un destro (inaudito) del grandissimo Pelasgio Conti. Alla ripresa caliamo di brutto. Rossi viene sostituito da Causio, passato più di lui. Il ritmo scema di molto e i peruani assumono il governo della palla. Mischie paurose si creano davanti a Zoff, che alla fine viene uccellato da una deviazione di Collovati. Il Camerun è fatto di negroni forti e dotati di fondo atletico. Graziani azzecca un'incornata volitante sulla quale scivola N' Kono meritandosi gli sfottò di Milla. Costui milita nel campionato francese: un minuto dopo il pastrocchio di N' Kono, metterà M' Bida in condizione di fare 1-1 (l'arbitro non vede il fuorigioco del centravanti e Zoff non ritiene di dover uscire come potrebbe). Il pessimismo vieta di riflettere sull'indole femminea dell'Italia.

Enzo Bearzot ha l'aria - alle mie orecchie - di volersi fare coraggio quando dichiara, poco prima dell'involo da Vigo, che non gli fanno paura né l'Argentina né il Brasile. A me pare che sia un po' matto. Si capisce che la sua intervista mi esalta. Sul piano giornalistico è un vero e proprio scoop. Né dimentico di essere uno schietto e dunque ingenuo tifoso della nazionale: però di calcio deliro e vivo da sempre: a me non la conti, mezzo Carnera furlan de l'ostia. Sono sincero fino all'autolesionismo. Ho scoperto da tempo che sbaglia i pronostici solo chi li fa. E viceversa. A Barcellona fa un caldo perverso. Navarro ed io cerchiamo ristoranti all'altezza e barbelliamo come negri nella hall refrigerata del nostro albergo. Io scrivo che fra noi e l'Argentina corrono almento 2 gol (a nostro danno). Ma ricordo pure che giocando all'italiana abbiamo mortificato Menotti a Baires nel ' 78, e che Menotti è stato così pirla da disprezzarci perché "ci limitiamo a impedire il gioco degli avversari". Mi confiderà Bearzot che non voleva affatto battere l'Argentina, per lasciarla agli incassi e all'entusiasmo della capitale: sono stati gli azzurri a non voler fare posto alle riserve, per paura di perdere il posto (e i premi): così l'Argentina è andata a Cordova ed ha superato il Brasile unicamente per la differenza reti, avendo battuto 6-0 il Perù (tra i pali, un ex argentino naturalizzato peruano). NON tengo conto del macerante logorio al quale è stata sottoposta l'Argentina, già battuta dal Belgio in apertura e poi maramalda con i miei illusi cugini ungheresi. Non rifletto neppure sul fatto, a noi favorevole, che il campo dello stadio Sarrià, quello dell'Espanol, è di qualche metro più stretto del Nou Camp, sul quale gioca il Barcellona. Chi si difende, come noi dovremmo (a dispetto delle prediche bearzottiane) si trova meglio sui campi stretti...

Nel presentare Italia-Argentina ammetto che non abbiamo ancora vinto un incontro e che forse non ne vinceremo uno che è uno, però i Grandi Numeri sono dalla nostra, almeno quelli: e sconsiglio Bearzot dal marcare Maradona con il deterrente Gentile: più adatto, a mio parere, è l'agile Collovati. Bearzot schiera Zoff; Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea; Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani. Arbitro è Rainea, un ingegnere rumeno molto amico di Artemio Franchi, nostro centravanti segreto. Si dispongono le squadre e Gentile cerca subito Maradona, e Silver Maggi, protofotografo, mi riferisce che el Pibe de oro minaccia subito di uscire di senno, perché Gentile è un africanide in tutto fuorché nella nobile bellezza del viso, è africanide nella corsa a glutei sporgenti e in quanto, senza parere, appoggia ai fianchi già opimi dell'indio semidivino: il quale alla lunga dà fuori da matto, ma non può dire all'arbitro quel che gli fa sentire Gentile. Il calcio degli italiani è difensivo e quello argentino arrogante e presuntuoso. Va in gol Tardelli al 57' e dopo 10' Cabrini. Gentile viene ammonito, non espulso (ci mancherebbe che Rainea snobbasse a questo punto il presidente dell'Uefa!). Gli argentini ringhiano calcio e pedate furibonde. Quando Altobelli entra a sostituire Paolino Rossi gli viene incontro Passarella e gli molla sui denti una sventola omicida: il colpo è così fulmineo che lo vedo io solo, mediocre pugile dell'università di Pavia: ne chiederò il motivo a Passarella, quando verrà in Italia: mi dirà el capitan: "Gli altri picchiavano Maradona". Passarella è stato anche l'autore del gol argentino all'83' . L'arbitro non aveva ancora fischiato perché tirasse la punizione ma ci ha avuto pudore a farla ripetere. Così è finita 2-1. Menotti ha ribadito che il calcio italiano era in ritardo di 50 anni. Vicino a me sedeva un collega argentino che ogni tanto gridava sdegnato: "Etta Italia es una mierda". Sentivo che si aspettava la rissa. Ho resistito. Sconfitta, l'Argentina ha dovuto giocare subito con il Brasile ed ha perso 1- 3. Il magno Brasile ha saputo tenerla in inferiority complex. Maradona si è fatto espellere per una crisi isterica.

L'Italia si è riposata quanto bastava per affrontare il Brasile in piena umiltà. Sull'Italia i brasiliani erano puntualmente informati da Falcao, che un po' ci temeva, e da Altafini, che non ci pigliava sul serio. I brasiliani hanno seguito i consigli di Altafini, notoriamente dotato di un'esperienza pari all'ingegno critico. Nel presentare l'incontro ho ricordato che Bearzot mi aveva detto di sapere come affrontare e magari battere gli argentini, mentre non arrischiava la più discreta delle ipotesi pensando ai pirotecnici brasiliani: anzi, ha precisato di essi che erano i favoriti per la finale con gli inglesi. Forte di questo pronostico insigne, io stesso ho dichiarato che "l'estrema facilità dei brasiliani offendeva in me l'operaio della pelota che ero stato da giovane e come me tutti gli operai che ancora oggi soffrono per guadagnarsi la micca nella pedata". Consigliavo dunque a Bearzot un pellegrinaggio al Tibidabo, per chiedere la protezione de la sancta madre de Dios. Quanto a me, non avevo speranza alcuna che l'Italia se la cavasse: se però fosse accaduto il contrario, pari pari promettevo di andare in processione vestito da flagellante (battù) il giorno della sagra, il 24 agosto al mio paese. Ai brasiliani sarebbe bastato un pari con l'Italia per passare alle semifinali. Contro di loro Bearzot ha schierato Zoff; Gentile e Cabrini; Oriali, Collovati e Scirea; Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni e Graziani. Contro Serginho si è battuto Collovati e contro Zico, già famosissimo, Gentile. Arbitro dell'incontro era Klein, devoto ad Havelange, presidente della Fifa, esattamente come Rainea era devoto a Franchi. Paolino Rossi ha subito ciccato l'a-volo su un cross-gol di Cabrini all'avvio ed ha incornato in gol al 5' . I brasiliani si sono sgrullati di dosso il fastidio come usano i muli quando li assalgono i tafani: dopo soli 7' erano in gol con Socrates (tiruzzo astuto fra Zoff e palo).

INSISTEVANO i brasiliani, desiderosi di infliggerci una solenne lezione, e Rossi toglieva palla a Cerezo, un po' distratto, al 25' e miracolosamente infilava il sette alla destra di Waldir Perez. Tiro imparabile dal limite. Stupore e dispetto dei brasiliani. Collovati esce per Bergomi, autentico jolly difensivo, e Tardelli lascia il posto a Marini a metà del secondo tempo. I brasiliani attaccano al loro ritmo e gli italiani tengono con il cuore in gola. Segna Falcao al 68' e sarebbe fatta ma i brasiliani, incredibilmente, seguitano ad attaccare; Rossi fa prodigiosa tripletta al 75' e sarebbe goleada se l'arbitro, devoto ad Havelange, vedesse un clamoroso rigore di Junior su Rossi e non annullasse per fuori-gioco inesistente (!) un comodo gol di Antognoni. Il finale è altamente drammatico. Gli italiani fanno muro davanti a Zoff, autore di parate assai critiche. Io vesto in anticipo il saio del battuto (o flagellante) e m' infischio bellamente di aver pronosticato male. Il dispetto di avere sbagliato previsione è nulla contro la soddisfazione e l'orgoglio di questa vittoria meravigliosa. Ormai la conquista del terzo titolo mondiale è alla nostra portata.
(l'articolo è di Gianni Brera su 'la Repubblica' del 9/7/1992)
(21 dicembre 2010)


Gli articoli di Brera sono dei poemi di calcio.
E' davvero triste leggere queste perle, e prendere atto che oggi abbiamo Biscardi, Pistocchi e Zazzaroni.
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STEM
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gurgugnao
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Se non roviniamo almeno questa discussione magari...
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serrot1903
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