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Il giorno dopo una delle sconfitte più cocenti della storia della Torres, quella di Ascoli al penultimo turno del campionato 2000/01 in C1, Rinaldo Carta dichiarò "le più belle vittorie sono figlie delle più cocenti sconfitte". Con questa frase il presidente faceva sperare a tutti che la Torres si sarebbe presentata ai nastri di partenza della stagione seguente con ambizioni importanti. Nella settimana successiva però arrivava una notizia bomba sulle teste del popolo torresino, infatti, quella squadra forte che doveva ambire alla B, non sarebbe stata più guidata dal tanto amato mister Bebo Leonardi, inspiegabilmente non riconfermato nonostante i due campionati fantastici portati a termine. Passata l'amara delusione, il popolo di fede rossoblu attendeva con ansia di conoscere il nome del nuovo mister, la decisione in merito veniva presa ascoltando il parere dell'allora DS Nello De Nicola che naturalmente porta a Sassari un allenatore della sua scuderia nonché suo compare, tale Pino Petrelli. Ci si aspettava ben altro che un allenatore dalla quasi inesistente carriera, conosciuto solo per precedenti poco fortunati con la Lodigiani, l'Avezzano e la Pro Vasto, e si attendeva soprattutto di vedere all'opera il tanto decantato calcio spettacolare, quasi scientifico, annunciato dal duo Petrelli-De Nicola. Sin dalla lunghissima preparazione ci si accorgeva delle stravaganze del mister che preferiva seguire il lavoro svolto dai giocatori con l'ausilio del computer, rinunciando tra l'altro ai sempre prolifici metodi del preparatore atletico Marchisio. Petrelli si era subito contraddistinto per il suo stile nel presentarsi e nel parlare, infatti i suoi discorsi non facevano una piega…. al contrario del gioco! Alla vigilia del torneo, i rossoblu si candidavano ad un posto per la promozione, forti della riconferma dell'intera squadra della precedente annata con l'aggiunta dei due giovani della Juventus, La Vecchia e Gorzegno. L'esordio in campionato fu fatale alla Torres ed a Petrelli, complice la sconfitta in casa della Viterbese, squadra giovane e priva di ambizioni. Il nuovo mister si presentava all'Acquedotto il 9 settembre 2001 contro il Catania davanti ad un buon pubblico ancora estasiato dal precedente campionato. Finiva in parità per 1 a 1 con reti di Udassi e Fini, punteggio che stava stretto ai sassaresi. Petrelli a fine partita regalava pillole di saggezza che cominciavano a suonare strano al popolo rossoblu, più abituato alle parole di Leonardi, meno tecniche ma più essenziali. Il terzo turno vedeva la Torres uscire sconfitta al Partenio di Avellino, la squadra non sfigurava e recriminava per un rigore sbagliato da Luca Amoruso, ma dopo tre turni bisognava rivedere qualcosa visto il magro bottino di un solo punto in classifica. L'occasione per centrare la vittoria arrivava dopo sette giorni, in casa contro la modesta Vis Pesaro davanti ad una buona cornice di pubblico ancora speranzoso, la Torres creava molte occasioni senza però realizzare, finiva così 0 a 0 con ancora una classifica misera che cominciava a far mugugnare la piazza. La quinta giornata riportava i rossoblu ad Ascoli, proprio dove si ebbe la fine del ciclo Leonardi, senza Luca Amoruso ceduto in serie B al Crotone e con Langella squalificato. Grazie ad un'alchimia tattica del mister che arretra Udassi e fa giocare in avanti Rusani e Gorzegno, la Torres pareggiava nel finale con una rete di Panetto che raddrizzava il risultato. Petrelli si esaltò subito per il suo modulo, sottolineando che la nuova posizione di Rusani avrebbe regalato molte soddisfazioni alla Torres. In casa contro la matricola Taranto, Petrelli affidava proprio a Rusani il compito di giocare sulla trequarti, vicino alle punte Udassi e Langella. Il ragazzo sassarese non pungeva e sbagliava occasioni importanti, finiva 2 a 2 con doppiette per Rigano e Udassi, mentre cresceva il rammarico in casa Torres per i punti persi per strada e per un pubblico che pian piano si allontanava. I rossoblu iniziavano ad occupare i bassifondi della classifica con appena 4 punti frutto di altrettanti pareggi, nonostante un inizio di campionato non male dal punto di vista delle azioni e del gioco, dove però erano evidenti i limiti di una squadra non brava a finalizzare. I tifosi e la dirigenza si auspicavano di trovare la prima vittoria nel campo non certo proibitivo del Castel di Sangro, al cospetto di una delle formazioni meno forti del girone. Al contrario delle aspettative, la Torres subiva invece una pesante sconfitta, non tanto per il punteggio (1 a 0 per i locali), ma per come era scaturita la debacle. Infatti, la squadra di Petrelli non era mai entrata in partita e non aveva mai reagito allo svantaggio, la Torres era entrata in piena crisi. All'indomani della sconfitta di Castel di Sangro, Petrelli riceveva il benservito da parte di Rinaldo Carta e della dirigenza, con lui a farne le spese c'era anche chi lo aveva sponsorizzato tanto, ovverosia il DS De Nicola. La panchina fu affidata a Salvo Fulvio D'Adderio, allenatore che con meno fronzoli diede una scossa ad una una stagione iniziata malissimo, riuscendo a trovare la salvezza. Di Pino Petrelli dopo l'avventura alla Torres si sa pochissimo, in Italia si riparla di lui a livello calcistico solo nell'ultimo anno, che lo vede disputare un brillante campionato nei dilettanti alla guida del Celano, culminata con il ripescaggio in C2 dove milita attualmente. Per il resto si sa che ha trascorso qualche anno ad allenare in Etiopia. In questa stagione Petrelli e la Torres si sono ritrovati in occasione di un insignificante turno di Coppa Italia, incontro tenutosi a Celano con i sassaresi scesi in campo con i giovanissimi (8 a 0 per gli abruzzesi il rislutato finale) e parziale rivincita per l'ex mister rossoblu che a Sassari viene ricordato solo per la sua eleganza nel vestire, non certo per l'eleganza del gioco che tentava di inculcare alla squadra.





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