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 10 anni fa la scomparsa di Angelo Del Favero

Torres 1903 Redazione

In quasi 110 anni di storia sono passati tanti giocatori che hanno vestito la casacca rossoblu, diversi sono finiti nel dimenticatoio, di altri ci si ricorda appena del nome o di qualche aneddoto, mentre di pochi rimane indelebile il ricordo che hanno lasciato nella memoria dei tifosi.



Tra questi pochi, trova indubbiamente posto il compianto Angelo “Baffo” Del Favero, professionista esemplare in campo e fuori, uno di quei giocatori che hanno incarnato il vero spirito del calcio, quello di un’epoca che purtroppo non c’è più, quando i giocatori erano prima di tutto uomini. Il “Capitano” se n’è andato esattamente dieci anni fa, infatti il 28 settembre del 2001 a soli 49 anni, un attacco cardiaco lo strappò troppo precocemente ad una vita spesa interamente sui campi di calcio. Uomo di poche parole ma con grande carisma e personalità ci mise poco ad entrare nella storia torresina. Arrivò a Sassari nel 1986 che non aveva ancora compiuto 35 anni, voluto fortemente dal tecnico Lamberto Leonardi col quale aveva già lavorato a Salerno. Il mister romano gli affidò le chiavi della difesa, era un libero vecchia maniera che non badava minimamente ai fronzoli, divenne subito il leader del reparto arretrato ed uno degli elementi fondamentali di una squadra che darà, come poche altre, gioie irripetibili al pubblico sassarese. In campo e fuori parlava quanto segnava, cioè pochissimo, ma sempre al momento giusto. Del resto, l’unica rete che realizzò nelle quattro stagioni passate a Sassari, è quella che tutti ricordano come una delle più pesanti, siglata nello scontro diretto a Novara il 5 aprile del 1987, su un campo ridotto ad un pantano dalle abbondanti piogge: “Baffo” si mise la squadra sulle spalle e, da vero lottatore quale era, colpì di testa allo scoccar dell’ora la rete del pareggio su angolo di Dossena, segnatura che consentì alla Torres di uscire imbattuta dal campo della favoritissima formazione piemontese, poi lasciata definitivamente alle spalle nella lotta per la C1. Nato a Crocetta del Montello in provincia di Treviso l’8 gennaio del 1952, divenne bresciano d’adozione in seguito alla sua esperienza da giocatore nel Brescia, tanto che poi si stabilì proprio nella città lombarda una volta appese le scarpette al chiodo. Cresciuto nelle giovanili del Fossalta di Piave, arrivò in maglia biancoazzurra diciassettenne e con le rondinelle arrivò a calcare i campi della serie B, dove raccolse 44 presenze tra il ‘71 ed il ‘74. Successivamente giocò esclusivamente in serie C. Dopo l’esperienza a Brescia si trasferì nella Mestrina, poi arrivarono altre due piazze importantissime per la sua carriera: Pagani, dove vinse un campionato di C2, e Salerno. Proprio nelle due squadre campane, come a Sassari, entrò nel cuore dei tifosi lasciando vivo il ricordo del grande professionista quale era, tanto che in occasione di un derby disputato nel 2010 le due tifoserie, pur divise da una datata rivalità, si unirono in un lungo e commovente applauso per ricordarlo. Con la maglia granata raccolse 132 presenze e realizzò 16 reti prima di trasferirsi a Venezia. Come detto, fu proprio a Salerno che Leonardi ne apprezzò le doti tecniche ed umane tanto da metterlo insieme a Petrella in cima alla lista degli acquisti presentata al presidente Rubattu per raggiungere il sogno della C1. Il “Presidentissimo” lo acquistò dal Casale a parametro zero e la prima volta che lo vide gli chiese se giocava veramente a pallone perché, con quei baffoni, gli ricordava addirittura suo padre! Bastarono poche partite per far sparire la preoccupazione di Rubattino che non si pentì mai del suo acquisto ma, anzi, ne apprezzò da subito quei pregi che gli valsero la riconferma anche per le tre stagioni successive in C1 dove, con Paolo Mazzeni a fianco, formò una delle coppie di difensori centrali più forti di tutta la categoria. La sua sicurezza in campo resta ancora impressa nelle menti di tutti, non rincorreva gli avversari ma gli bastava allungare la gamba al momento giusto per impossessarsi della palla. Del resto, la sua flemma in campo rispecchiava la sua persona. Giocatore serio al quale non sfiorava minimamente l’idea di girare per locali o discoteche, egli infatti preferiva trascorrere il suo tempo libero a Platamona, dove adorava passare le ore con la sua canna da pesca. A Sassari raccolse 124 presenze giocando la sua ultima gara il 3 giugno del 1990 contro l’Ischia, finita con un 2-0 per la Torres che poté così festeggiare un’insperata salvezza. A fine stagione lasciò la società rossoblù ed il calcio professionistico per ritornare a Brescia, dove si mise a lavorare con i giovani del Club Azzurri, formazione dilettantistica del posto. Vinse vari campionati giovanili prima di assumere la guida tecnica della prima squadra che allenò sino a pochi giorni dalla sua morte, causata da un infarto che aveva già dato tremendi segnali qualche settimana prima quando il cuore dell’ex capitano (che gli era stato trapiantato nel febbraio 2001) aveva subito ben tre arresti cardiaci con danni irreparabili al cervello. Il pubblico sassarese qualche anno dopo, esattamente il 9 luglio 2004, accorse all’Acquedotto per ricordarlo in occasione di un triangolare commemorativo al quale parteciparono i suoi ex compagni di squadra, la Nazionale Artisti Sardi ed una rappresentativa dei tifosi. Di quella giornata non vengono ricordate le gesta di chi era in campo ma i momenti più toccanti: le lacrime della moglie commossa per l’affetto ricevuto, le circa 100 torce accese intorno al terreno di gioco, il minuto di silenzio seguito dagli scroscianti applausi e Bruno Rubattu (altro uomo simbolo di quell’epoca) portato in trionfo. L’erbetta dell’Acquedotto era stata calcata per l’ultima volta da Del Favero nel maggio del 2000 per partecipare alla festa della seconda storica promozione della Torres in C1 che, nell’occasione, sfidò la squadra che aveva raggiunto lo stesso traguardo con Leonardi nell’86/87. Il giorno fu accolto da un’autentica ovazione nel momento in cui dagli altoparlanti venne annunciato il suo nome. L’ultimo applauso, stavolta carico di tristezza e malinconia, i tifosi rossoblu glielo dedicarono appena un anno dopo, il 7 ottobre del 2001, prima della partita contro il Taranto durante il minuto di raccoglimento osservato in sua memoria: in quella gara i ragazzi della Nuova Guardia esposero uno striscione che rispecchia anche oggi il pensiero di tutto il popolo torresino: “la Nord non dimentica, Angelo eterno capitano”

Redazione torres1903.com

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Re: 10 anni fa la scomparsa di Angelo Del Favero (Voto: 1)
di bardelpampa il Giovedì, 29 settembre @ 09:24:15 CEST
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Per la gioia di Callisto



Re: 10 anni fa la scomparsa di Angelo Del Favero (Voto: 1)
di over36 il Giovedì, 29 settembre @ 09:46:59 CEST
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Angelo Del Favero simbolo di onestà ,correttezza e classe !un vero Uomo un vero Capitano !



Re: 10 anni fa la scomparsa di Angelo Del Favero (Voto: 1)
di REDandBLU il Giovedì, 29 settembre @ 10:20:53 CEST
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Quelli che non dimentichi mai. Grande Angelo. Presente a Novara.



Re: 10 anni fa la scomparsa di Angelo Del Favero (Voto: 1)
di Nathan71 il Giovedì, 29 settembre @ 22:22:04 CEST
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Uno indimenticabile...come quella squadra che per tre anni ci fece sognare di poter raggiungere quello che ci è sempre spettato e non abbiamo mai avuto...ricordi di trasferte indelebili... e sopratutto il ricordo di un vero Capitano



Re: 10 anni fa la scomparsa di Angelo Del Favero (Voto: 1)
di Gio il Venerdì, 30 settembre @ 07:14:10 CEST
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Nei miei ricordi di bambino, il nostro libero coi baffoni che dava calma e sicurezza a tutto il reparto arretrato. Ciao Angelo



Re: 10 anni fa la scomparsa di Angelo Del Favero (Voto: 1)
di Monterosello il Sabato, 01 ottobre @ 00:09:59 CEST
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Uomo, calciatore e professionista esemplare, unico nel suo genere..fieri di averti come capitano, sempre..ciao Angelo






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