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 Vince l’Olbia, onore alla Torres

Rassegna stampa

Ha vinto l’Olbia, e forse è giusto che sia finita così, ma nel derby di ieri che ha chiuso il campionato di serie D edizione 2015-2106 non ci sono perdenti. Non ha perso la Torres che è uscita dal campo a testa alta e può andare fiera della sua stagione, non hanno perso i tifosi delle due città, protagonisti di una partita nella partita, e non hanno perso le istituzioni che hanno scelto di far disputare la gara a porte aperte e hanno avuto ragione.



Al Vanni Sanna è andato in scena uno spettacolo che a Sassari mancava da anni. La coreografia della Curva Nord e stata bellissima ma anche il colpo d’occhio offerto dalla tribuna e dalla curva ospiti è un’immagine destinata a restare nella piccola storia del calcio sardo. L’Olbia ricorderà questa domenica 29 maggio perchè il gol di Mastinu che ha deciso le sorti della gara significherà quasi certamente l’addio al calcio dilettantistico e il ritorno in Lega Pro. Non può ancora festeggiare perchè manca l’ufficialità ma le probabilità sono molto alte. Dalla prossima stagione, infatti, l’ex serie C tornerà a 60 squadre dalle 54 di quest’anno è dunque ci saranno almeno 6 ripescaggi. L’Olbia è in pole position per aver vinto i playoff, per solidità societaria e per tradizione sportiva. Auguri ai bianchi, dunque, che anche ieri hanno confermato di essere squadra quadrata, dotata di ottime individualità e molto ben messa in campo. La partita non è stata bella perchè le due squadre sono state condizionate dall’importanza della posta in palio e, soprattutto la Torres, dalla stanchezza accumulata in una stagione lunga e tormentata. I due allenatori hanno confermato le formazioni annunciate alla vigilia. Mignani ha preferito Caboni a Molino e ha schierato i suoi con il tradizionale 4-3-1-2, con Andrea Cossu (fischiatissimo) alle spalle della coppia Caboni-Mastinu. Marco Sanna ha sostituito Scotto con Chelo e Cossentino con Biondi confermando gli altri nove-undicesimi della squadra. Al via l’Olbia ha colpito. Raucci ha fermato irregolarmente Cossu sul vertice sinistro dell’area di rigore rossoblù. Mastinu ha sistemato la palla e scavalcato la barriera con un calcio di sinistro violento e preciso. Massimo Fadda è partito con un attimo di ritardo e la palla è passata tra palo e portiere gonfiando la rete. Per la Torres è stato un avvio choc anche perchè al 10’ancora Mastinu ha messo in movimento Cossu che ha fatto due passi e ha sparato una fucilata dal limite che si è stampata sul palo alla destra del portiere. I rossoblù ci hanno messo venti minuti buoni prima di riuscire a riorganizzarsi e farsi vedere dalli parti di Van Der Wart. Ci hanno provato con un tiro al volo di Masala deviato in angolo, con una conclusione di Musto dopo uno scambio con Chelo e con una calcio di punizine sopra la traversa di Demartis. Nella ripresa la Torres è sembrata rinfrancata anche perchè l’Olbia ha concesso qualcosa di più. I sassaresi si sono affidati al solito gran cuore e hanno creato almeno tre occasioni che avrebbero meritato miglior fortuna. Al 2’ Chelo ha messo fuori di testa un bel cross di Lisai, al 6’ Masala ha concluso una triangolazione Lisai-Cafiero con un tiro al volo che ha costretto Van Der Wart a intervento in due tempi e al 15’ una lunga discesa di Cafiero è stata interrotta al momento della conclusione da Miceli. Nel finale Marco Sanna ha cercato forze fresche in panchina mandando in campo Solinas ed El Kamch. Mignani ha risposto con Gallo per Cossu e Molino per Caboni. Proprio Gallo ha avuto la possibilità di chiudere il match ma ha sparato alto dopo essersi liberato in area. La gara è finita con l’Olbia in nove per le espulsioni di Piredda e Mastinu e la Torres in dieci per quella di Lisai. I 5’ di recupero si sono giocati a una sola porta ma i galluresi hanno fiutato aria di promozione e sono stati bravi a chiudere tutti i varchi per poi correre a festeggiare con i tifosi della Sud.

Bene la difesa, stenta l’attacco
6 FADDA Due leggerezze nel calcio di punizione che è costato la prima sconfitta casalinga della Torres: la prima è l’aver deciso di piazzare due soli uomini in barriera, la seconda è aver capito troppo tardi che Mastinu avrebbe calciato sul primo palo. Per il resto gara senza infamia e senza lode. 6,5 CAFIERO Uno degli ultimi a gettare la spugna. Ha spinto sulla corsia e ha anche tentato di trovare il pareggio con un paio di azioni personali. Bene anche in fase di copertura. Sicuramente uno dei più positivi. 6 RAUCCI Ha sofferto all’inizio contro una giocatore dell’esperienza di Andrea Cossu. E’ venuto fuori alla distanza ha inventato un paio di traversoni che le punte non hanno sfruttato. 6 MASALA Un buon primo tempo, ma poi le gambe si sono fatte pesanti. 6,5 SOLINAS Ha dato freschezza alla manovra rossoblù ma ha anche sprecato tanti palloni. 7 BIONDI Ancora una bella prova del centrale rossoblù. E’ stato messo sotto pressione da Caboni ma ha sempre tenuto botta con autorità. 7 GAGLIARDINI Versatile e sempre disponibile. Ieri Marco Sanna gli ha chiesto di sostituire Cossentino e lui si è fatto trovare pronto disputando una gara più che positiva. Fondamentali un paio di recuperi affatto facili. 6 DEMARTIS E’ rimasto in campo perchè ha davvero cucita sulla pelle la maglia rossoblù. Però non è più il Demartis di qualche mese fa. Ha le qualità e l’esperienza che avrebbero potuto fare la differenza ma quando la benzina finisce non c’è cuore che tenga. 6,5 CASINI Lucido, cattivo, forse appena meno rapido del solito. Resta un grande giocatore e anche ieri ha tirato tre o quattro numeri da categoria superiore. 6 CHELO All’inizio del secondo tempo ha avuto la palla dell’1-1 ma non è stato fortunato. Avrebbe potuto riscrivere la storia del derby e invece si è dovuto accontentare di una partita con poche luci e qualche ombra. 6 LISAI Tanta buona volontà ma anche a lui è mancata la capacità di fare la differenza. Nel finale si è fatto espellere per aver abboccato all’ennesima provocazione di Cossu. 6 MUSTO A un centravanti si chiedono i gol e lui ieri è rimasto a secco. Si è impegnato, ma non basta.

Il match winner il migliore dei bianchi
7 VAN DER WART. L’olandese volante fa il suo dovere in pieno. Due volte dice no alle conclusioni, una ravvicinata, di Masala. Per il resto se la cava tranquillamente. 6.5 CACCIOTTI. Gioca una partita ordinata, senza sbavature. Sa opporsi bene alle puntate offensive avversarie. 6.5 COTALI. Demartis, e soprattutto Cafiero, gli hanno dato un sacco di lavoro. Se l’è cavata bene. 6.5 GERONI. Un baluardo del centrocampo, sempre presente, è stato determinante nei momenti caldi della partita. 7 DAMETTO. Centrale esperto, ha saputo mettere il freno alle due pericolossisime punte avversarie. 7 MICELI. Vale il discorso fatto per Dametto. In due hanno saputo far sì che il fortino difensivo olbiese tenesse a piè fermo sino alla fine. 7 COSSU. Un anno fa in serie A, ma i tocchi di classe ci sono sempre. Fa da play maker di lusso per la squadra sino a quando il fiato regge. 7 GALLO. Subentra a Cossu al 21’ della ripresa a fa la sua parte alla grande. Nonostante l’inferiorità numerica infatti eè l’uomo che suona la carica nelle ripartenze, mettendo in apprensione sempre la difesa della Torres. 6.5 PIREDDA. Una ottima partita a fare da stantuffo a centrocampo, rovinata dall’ingenuo fallo che gli costa l’espulsione al 23’ della ripresa. 6.5 DODDO. Un’ottima prestazione del centrocampista dei bianchi, che praticamente si fa trovare in ogni parte del campo, compresa la zona tiro. 6.5 CABONI. Uno dei giocatori più attesi, non ha affatto deluso le attese, visto che è sempre stato una spina nel fianco della Torres nel fronte offensivo. 6.5 MOLINO. Escluso a sorpresa dalla formazione iniziale, il “capitano” entra al 34’ della ripresa. Gioca un quarto d’ora cercando di tenere la palla alta il più possibile. 7.5 MASTINU. Il voto più alto, inevitabilmente, per il giocatore che ha deciso la partita con una rete capolavoro. A 24 anni, raggiunta la maturità, ha vissuto una stagione d’oro, culminata con la rete decisiva nel derby più importante dell’anno. L’espulsione, forse una svista arbitrale, non può rovinare un pomeriggio d’oro.

Servizio d’ordine senza sbavature
Servizio d’ordine promosso a pieni voti e con la lode. Tutto ha funzionato alla perfezione. Nonostante i timori della vigilia e le tensioni tra le due tifoserie dopo quello che era accaduto a Olbia in campionato, non è successo nulla. Numerosi i poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili urbani impegnati nei servizi e dal cielo ha vigilato anche l’elicottero della polizia.

Uno stadio poco dignitoso
Un colpo d’occhio bellissimo. La curva della Torres dipinta di rossoblù da un migliaio di bandierine sventolate dai tifosi, dall’altra parte i tifosi dell’Olbia e in mezzo..: la desolazione. Una gradinata in parte decrepita e in parte rimessa nuovo chiusa per lavori che chissà se mai saranno conclusi. Così, il “Vanni Sanna” non è certo uno stadio da Lega Pro.

Pubblico d’altri tempi e la curva rossoblù è stata spettacolare
Che spettacolo. Che pubblico. Quattromila persone a cantare e inneggiare per la squadra del cuore. Una coreografia d’altri tempi. Da emozioni forti. Ha vinto l’Olbia, ma ha ha vinto anche la Torres. Perché a Sassari ha vinto lo sport. Un derby sentito, a tinte forti, da dentro o fuori. Con grandi motivazioni per entrambe le squadre. E forse il momento più bello, alla fine della bella battaglia in campo combattuta senza isterismi ma soltanto con la giusta dose di rivalità, è stato dopo il fischio finale dell’otttimo arbitro Michele Di Caiano. Un applauso di tutto lo stadio ai gladiatori che dentro l’arena erano caduti stremati sull’erba. Quelli con la maglia rossoblù in lacrime per il dolore di non essere riusciti a tagliare il traguardo dopo aver superato con coraggio una serie di salite che sembravano insuperabili. Quelli in maglia bianca per aver coronato un sogno che a gennaio sembrava una chimera. Bravi tutti, anzi bravissimi. Onore a chi non ha lesinato una goccia di sudore fino all’ultimo istante di gioco. Ma onore anche a chi sugli spalti ha tifato e gioito. E a chi ha tifato e non ha potuto fare altro che ingoiare l’ennesimo boccone amaro. Ma con dignità, senza isterismi, nè violenze. Anzi, inneggiando alla squadra del cuore. La curva rossoblù così piena non si era più vista dal 2006, dall’indimenticabile partita vittoriosa contro il Napoli in Serie C, ormai una vita fa. Colpo d’occhio stupendo con bandierine blu e rosse sventolate sopra uno striscione bellissimo sul quale era scritta la frase: “E uniti fidenti in giovane schiera, al vento spieghiamo la nostra bandiera” che è il ritornello dello storico inno della Torres composto nel 1903 al momento della fondazione della società Sef Torres da Mario Aroca e Barore Scanu. Dall’altra parte gli olbiesi. Oltre trecento tifosi arrivati con i pullman fin dentro lo stadio e qualche altro centinaio disseminati in tribuna con amici sassaresi. Gli ultras galluresi hanno anche sbeffeggiato la tifoseria avversaria, ma hanno soprattutto fatto tifo per la loro squadra e poi hanno fatto festa con i giocatori andati sotto la curva per ringraziarli. Ma dall’altra parte, anzichè uscire dallo stadio sconfitto e a testa bassa, il popolo rossoblù ha tirato fuori l’orgoglio. Il grido Forza Torres è eccheggiato per qualche minuto. Commovente. Tutto lo stadio ha cantato e applaudito una squadra che pur essendo stata superata sotto lo striscione del traguardo, ha disputato un campionato eccezionale, timonata abilmente in un un mare sempre in tempesta da un condottiero uscito dal campo con gli occhi rossi e lucidi per il dolore della sconfitta, ma a testa altissima. Oltre mezzora di applausi e incoraggiamenti alla Torres dopo la fine della partita. Mentre dall’altra parte la festa era appena cominciata. È continuata sui pullman lungo il viaggio di rientro ed esplosa nuovamente all’arrivo a Olbia. A Sassari resta l’amarezza, l’ennesimo boccone amaro che una tifoseria così bella non merita.

La gioia di Mastinu: «Sono stato bravo»
La felicità ha un numero, il 17. Tanti quanti sono i gol di questa splendida stagione di Beppe Mastinu. Già, il simbolo che nella cabala risulta portatore di sventura, invece ha funzionato al contrario perl’Olbia. Il 17° gol è proprio quello che, al 6’ del primo tempo, ha deciso la partita più importante del campionato. Fallo su Cossu da posizione molto defilata, pennellata del l’attaccante sassarese ormai gallurese d’adozione, e palla beffarda che scavalca il portiere rossoblù Fadda, e finisce dentro. «Ma non dite che la colpa è del portiere della Torres – avverte alla fine della partita Mastinu, con un sorriso grande così stampato sul volto –, anche che sono stato bravo io. Ci ho provato, ho disegnato una bella traiettoria, e mi è andata molto, molto bene». Palla dentro e corsa con i compagni verso la curva dove erano assiepati i tifosi dell’Olbia, fra cui erano seduti anche il sindaco Gianni Giovannelli e l’assessore allo sport Gesuino Achenza, che insieme al consigliere comunale Giorgio Spano non sono voluti mancare all’appuntamento. «Non potevo certo non esultare – ricorda Mastinu –, sarebbe stata una mancanza di rispetto verso i tifosi dell’Olbia che mi hanno accolto così bene. Dunque ho fatto festa con loro, sia per il gol che al triplice fischio finale». A rovinare la giornata speciale di Beppe Mastinu non è bastata neanche l’espulsione dopo il parapiglia in campo durante il cambio Cossu-Gallo al 21’ nella ripresa. L’arbitro ha cacciato lui e Lisai, capri espiatori di una situazione degenerata per qualche secondo. «Non capisco perché l’arbitro mi ha sventolato il cartellino rosso – dice Mastinu – sono andato semplicemente a far da paciere. Conosco tutti benissimo, ci stavamo spiegando con Lisai, cercando di risolvere la situazione senza danni. Invece è arrivata l’espulsione. Peccato, perché mi sarebbe piaciuto giocare tutti i 90 minuti». Appena due minuti dopo l’espulsione di Piredda, a seguito della seconda ammonizione. Così ancora una volta l’Olbia si è trovata a dover giocare in inferiorità numerica, come a Grosseto, giusto la settimana scorsa, nella semifinale play off. «Evidentemente è nel nostro dna soffrire e vincere – sottolinea l’attaccante dei bianchi –. Ci è capitato tante volte di essere in campo in inferiorità numerica, ma ce la siamo cavata bene sempre. Il nostro gruppo è davvero più forte delle avversità». Nella finale di Sassari si è distinto Mignani, che ha azzeccato i cambi, regalando nuovi stimoli e nuova forza all’Olbia con gli ingressi di Gallo e Molino. «Beh, credo che il mister – dice – abbia dimostrato tante volte, e non solo in questa occasione, di essere davvero in gamba. Lui è stato determinante in questa stagione» Mastinu, dopo la partita di Sassari persa a gennaio in campionato, non pensava che l’epilogo potesse essere così felice. «La situazione non era facile – ricorda –, ma poi il cambio di gestione, l’arrivo della nuova dirigenza, del nuovo tecnico, dei rinforzi, ci hanno dato coraggio e maggiori certezze. Così passo dopo passo abbiamo costruito questo grande finale di stagione». Per lui, classe 1991, che la maglia rossoblù l’ha solo odorata da lontano, mai chiamato a giocare, questa potrebbe essere la più grande delle rivincite. Ma Beppe Mastinu preferisce pensare ad altro. «Con la Torres è andata così – ammette –, ma devo tanto alla Gallura e all’Olbia, sono cresciuto calcisticamente pindossando le maglie di Arzachena, Budoni e poi Olbia. E qui spero di continuare a giocare. Sassari resta la mia città».

Demartis: «Abbiamo dato il massimo»
Sguardi che annegano nella tristezza, toni bassi e parole che mai i rossoblù avrebbero voluto pronunciare dopo la "madre di tutte le partite" della stagione. «Sarà dura smaltire questa delusione», dice Ferdinando Raucci. E Giacomo Biondi concorda: «Non sarà facile dimenticare questo epilogo». Eloquente il "cosa posso dire?" di Giacomo Demartis, distrutto dalla fatica e dal dispiacere. «Abbiamo fatto mille sforzi per arrivare a questa partita e il rammarico è enorme, c'è mancata la zampata finale. Abbiamo dato fondo a ogni energia, la lucidità però era poca, avevamo bisogno di altre soluzioni, ma lamentando assenze importanti non c'erano alternative e non è andata come volevamo. E meritavamo. La palla non ha voluto saperne di entrare, era destino - sentenzia l'esterno - che dovesse finire così. La partita per noi si è messa subito male, con un gol che ha rafforzato la fiducia degli avversari. Ma siamo stati comunque bravi». Si associa il giovane Raucci: «A prescindere dal risultato, non possiamo che essere contenti e soddisfatti per come abbiamo saputo gestire una stagione per tanti versi molto complicata. Da tempo avevamo focalizzato l'attenzione su questa finale, ci siamo arrivati ma purtroppo senza una buona condizione fisica. Speravamo di superare le difficoltà atletiche col cuore, dimostrando comunque che la Torres merita la categoria superiore. Noi ci abbiamo creduto tanto, non ce l'abbiamo fatta. Cosa è mancato? - si chiede il difensore, molto attivo a supporto della fase offensiva nella ripresa - Forse un pizzico di cattiveria sotto porta, eravamo certi di segnare e di riequilibrare il risultato, ci abbiamo provato è non è andata bene, perchè il calcio è una ruota che gira e stavolta non ha girato bene». Impossibile non soffermarsi sullo stadio in versione extra-lusso per la categoria. «E' stato emozionante giocare davanti a un pubblico così, per molti di noi è stata la prima volta con tanti occhi addosso», dice Raucci, seguito da Biondi: «Non sono abituato a una così splendida cornice, ero carico ed emozionato. I tifosi ci hanno dato una grande spinta, non è bastato e ci dispiace anche per loro».

Marco Sanna: «Sono deluso solamente dal risultato»
E alla fine a rimanerci male è stata proprio la Torres che ha visto sfumare nell'ultima partita della stagione la speranza di un successo che l'avrebbe messa in corsa per un posto in Lega Pro. E' passata l'Olbia che è riuscita ad infliggere alla squadra rossoblù l'unica sconfitta interna della stagione. Insomma, una serata storta con tanti rimpianti e moltissimo rammarico. ma Marco Sanna nel dopo partita è sereno. «Sono deluso solo per il risultato - dice l'allenatore della Torres -, sicuramente non della prestazione. Mi spiace sia finita così soprattutto per i ragazzi, che meritavano sicuramente quest'ultima grande soddisfazione. Non ci siamo riusciti anche perchè avevamo di fronte una buona squadra contro la quale abbiamo giocato alla pari». «Diciamo anche - continua mister Sanna - che mi sembra riduttivo limitare la nostra prestazion e alla sola gara di oggi che è stata decisa da un episodio come la punizione calciata molto bene da Mastinu che è stata sfiorata da Lisai in barriera e ha messo fuori gioco Fadda. Prendere gol dopo appena cinque minuti non è bello. Abbiamo cercato di reagire e nella ripresa siamo sicuramente stati più aggressivi macinando una gran mole di gioco. Va anche detto – aggiunge il tecnico sassarese – che siamo arrivati a questa finale con più di un giocatore piuttosto stanco come era logico dopo una stagione così impegnativa e nella seconda parte giocata a mille». «Questi ragazzi - sottolinea ancora Marco Sanna - sono stati grandi protagonisti di una stagione molto complicata. Tra l’altro, questa volta, avevamo anche assenze importanti ma chi ha giocato ha fatto bene. Non posso che essere soddisfatto anche perchè ho sempre pensato, prima da giocatore poi da allenatore, che è sempre giusto avere la coscienza a posto». Inevitabile a questo punto la domanda sul futuro di Marco Sanna. «Vedremo - dice il tecnico -, tutto è possibile. Se mi dovessero chiedere di rimanere ne sarei felice perchè mi piacerebbe continuare con questo gruppo di ragazzi. Non ho ancora parlato con la nuova proprietà ma, ripeto, se dovessero decidere di tenermi io sarei a disposizione. E aggiungo che confermerei tutti questi ragazzi nei quali credo fermamente perchè hanno dei valori».

Mignani felice e realista: «Un episodio può bastare»
«Siamo venuti a Sassari - dice Michele Mignani, allenatore dell'Olbia - per fare bene consapevoli che ci stavamo giocando la stagione. La voglia di crederci c'è sempre stata. Abbiamo fatto una buona partita, trovato subito il gol e poi difeso con coraggio il vantaggio contro una Torres che le ha tentate tutte per trovare il pareggio. Anche in inferiorità numerica – prosegue il mister olbiese – siamo riusciti a tenere e questo lo dobbiamo alla solidtà di un gruppo di giocatori che ha dimostrato da quando ci sono io grande carattere e personalità. Voglio ricordare che oltre a questa partita abbiamo giocato in inferiorità numerica a Lanusei e Grosseto riuscendo sempre a vincere. Credo che voglia dire qualcosa a conferma dei valori di questi ragazzi e di questa squadra». Un Mignani insomma gasatissimo che spiega così il successo al Vanni Sanna. «Le partite si vincono anche con gli episodi - dice -, e la punizione di Mastinu ne è un esempio. Poi abbiamo difeso ma le nostre ripartenze, gestite non benissimo, sono state sempre pericolose. Il tutto contro una Torres che ha qualità e valori importanti. Aver espugnato Sassari dopo tanti anni da sicuramente una bella soddisfazione che mi inorgoglisce». Mignani parla anche della sostituzione di Andrea Cossu. «Quando faccio un cambio - dice il tecnico dei bianchi - faccio valutazioni realistiche. Avevo visto Andrea stanco e avevo bisogno di difendere il risultato, così ho deciso di sostituirlo. "Adesso - conclude - mi piacerebbe rimanere a Olbia dove mi sono trovato benissimo e ho avuto un rapporto eccellente con la società». Il presidente dell'Olbia Alessandro Marini esalta la prestazione dei bianchi. «Questa squadra - dice con orgoglio - è cresciuta molto con ragazzi che hanno dimostrato di essere bravi calcisticamente ma anche esemplari fuori dal campo. Devo ringraziarli tutti per quello che mi hanno dato. Adesso possiamo pensare molto concretamente alla Lega Pro ed è giusto che in questa serie sia presente anche la Sardegna settentrionale dopo questa bella finale. Abbiamo scalato una montagna ma c'è ancora tanto da fare. Adesso faremo festa ma poi ci concentreremo sul futuro».

Dametto: «Vittoria voluta e meritata»
Si fa festa nello spogliatoio olbiese. Si canta e si dà sfogo alla gioia per un successo che vale un'intera annata, su un campo che i bianchi non espugnavano da ben ventidue anni. Il gol di Beppe Mastinu, sassarese e giustiziere dei sassaresi, ha violato uno stadio che vantava l'imbattibilità stagionale, aprendo la porta al ripescaggio in Lega Pro. Una bella impresa, dopo aver chiuso il campionato al quinto posto. Ma la gioia dei galluresi resta circoscritta alle pareti dello spogliatoio e poi al pullman che li riporta a casa, mentre in sala stampa risaltano parole sobrie e misurate. Per sua stessa ammissione mister Mignani non è capace di esternare la felicità che prova (e dopo un simile exploit è tanta) e anche il difensore Paolo Dametto, che è l'unico a presentarsi davanti ai cronisti, sfodera un'invidiabile aplomb. «Ringrazio i compagni per aver dato vita a questa partita, giocata da vera squadra. Abbiamo sofferto.... il giusto, in alcune fasi siamo andati in difficoltà e in altri momenti abbiamo creato problemi agli avversari. E' stata una bella gara, con un'importantissima posta in palio sentita da chi era in campo e da chi invece spingeva la propria squadra dagli spalti. E la Torres - prosegue Dametto - ha avuto una grande carica dal suo pubblico. Per noi non è stato facile ma abbiamo tenuto botta anche in inferiorità numerica. D'altra parte siamo allenati a giocare con l'uomo in meno, una condizione che nel corso della stagione abbiamo vissuto diverse volte». Sorride, il difensore, ricordando le due rese in campionato contro i rossoblù. «Abbiamo sfatato il detto del "non c'è due senza tre", stavolta labbiamo spuntata noi e firmerei perchè andasse sempre così, vincendo la gara più importante. I playoff sono nostri, non sappiamo ancora come festeggeremo ma certo qualcosa di bello faremo. Ce lo meritiamo, non abbiamo mai mollato - dice Dametto, andando indietro nei ricordi di una stagione non sempre positiva - e siamo stati bravi a rialzarci e ripartire. Con questi giocatori, questo mister, questa società e questa mentalità potremmo far bene anche in Lega Pro».

Parata dei giocatori sul bus scoperto
Grande festa a Olbia per la vittoria dei bianchi sulla Torres nella finale dei play off. I giocatori hanno fatto il giro del centro storico su un bus scoperto, accompagnati dagli applausi e dalle urla festanti dei tifosi che sperano ora nel ripescaggio in Lega Pro.

Daniele Doro, Antonio Ledà, Pierluigi Piredda, Enrico Gaviano e Sandra Usai - La Nuova Sardegna



 
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