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 Sarà un’altra calda, nera estate rossoblù

Rassegna stampa

Senza parole. Così la Torres, a campionato chiuso da nemmeno un mese post delusione per mancata promozione in C, con una squadra tutta da fare. A parlare però sono i conti e le cifre che hanno spulciato i “guardiani” della Fondazione Torres, e l’allarme è scattato: dai 700 ai 900.000 euro di debiti.



Tanti, per una piccola società di serie D. Troppi. Il passaggio di proprietà da Domenico Capitani al trio Piraino-Minunzio-Azdovic verrà istituzionalizzato solo il 30 giugno e solo allora i nuovi padroni parleranno, mentre chi ha a cuore i colori rossoblù che da 113 stagioni rappresentano il calcio sassarese si appresta a vivere un’altra calda, nera estate. Non è una novità, nel pallone del Nord Ovest sardo. Da dieci anni a questa parte svanito l’ultimo triplice fischio sono scattate carte bollate, ricorsi in ogni grado giuridico, appelli e lo scorso maggio perfino le manette per l’ex ds Nucifora, mentre si succedevano i cambi di denominazione per via dei progressivi fallimenti: da Sef Torres, fondata nel 1903, a Polisportiva Sassari Torres (1992), Sassari Torres 1903 (2000), Torres Calcio (2009) e per ultimo (2013) Sef Torres 1903. E torna tutto alla mente. «Vi porto in serie A». 9 maggio 2005, la Torres si salva in C1 (2-0 alla Pro Patria) alla penultima giornata e il presidente Rinaldo Carta denuncia un buco da 1.5 milioni. Rattoppano i soci, ma non basta. Entra Edoardo Tusacciu (Plastwood) con i fratelli, ma la Covisoc non ammette la squadra. Ricorso, respinto. Tar. Respinto. Consiglio di Stato: ammessi. Il 20 agosto Tusacciu in piazza d’Italia annuncia: «Vi porterò in A». Finisce con i playoff promozione falliti col Grosseto, finisce con una rottura prolungata, finisce in tribunale, con Tusacciu che denuncia la vecchia proprietà e finisce che la Torres fallisce, con un debito di circa 3 milioni di euro. Arriva Mascia. Antonio Masscia (Inversol) rileva la società a costo zero e il Lodo Petrucci fa accomodare la Torres in C2. Prime assemblee dei tifosi, ma si va avanti. Ancora C2. Senza lode né infamia. E per una volta senza soverchi problemi, anche se è la prima estate con sussurri di imprenditori continentali. 2008, si sprofonda. Mascia denuncia: sono solo. il 19 giugno consegna le chiavi degli spogliatoi al sindaco Ganau. Irregolarità contabili (inutili stavolta i ricorsi fino al Consiglio di Stato) spediscono irrimediabilmente la Torres a ripartire da quasi zero, in Promozione. 2009-2012. La Torres adamitica risorge da una costola della femminile, grazie a Leonardo Marras che poi passa la mano ad Antonello Lorenzoni. Sono anni relativamente tranquilli, con la costante scalata fino alla Lega Pro. Si torna in D. Lorenzoni l’11 giugno lascia, la Torres è in alto mare, i tifosi raccolgono fondi. Il 27 giugno arriva Capitani Domenico, da Latina, e i suoi amici laziali. Grandi promesse ma retrocessione in D ai playout (con Rieti) e pesanti sospetti di combine su alcune gare. La vergogna. E’ anche la Storia calcistica della Torres a permettere il ripescaggio nella nuova serie C unica, dove i rossoblù se la cavano piuttosto bene salvandosi con due turni di anticipo ed entrando nei playoff. Non si salva però la società dalle accuse di illecito e dalla retrocessione in D per le scommesse che hanno coinvolto il ds Nucifora, Capitani e l’allenatore Costantini. Di nuovo D. E’ storia di oggi, la finale playoff persa con l’Olbia. Ed è la vecchia storia di ieri e di oggi l’apprensione della tifoseria, nonostante una magra consolazione: stavolta sono solo i soliti, vecchi, cari problemi economici. Il codice penale pare non c’entri.

Lo sconcerto dei tifosi viaggia sul web. Ennas: «La vedo grigia»
Allarme rosso. Per la Torres si annunciano tempi drammatici. Un quadro fosco è emerso dalla riunione promossa dalla Fondazione per denunciare lo stato dell'arte della società rossoblù ceduta da Domenico Capitani a Daniele Piraino. La Fondazione ha documentato con chiarezza una situazione che non lascia presagire un futuro sereno. Cifre e dati inquietanti soprattutto relativamente ai debiti, mentre la nuova proprietà non aiuta a fare emergere i dati reali. La mancata presentazione ufficiale alla città e ai tifosi per far conoscere potenzialità economiche, programmi e obiettivi per la prossima stagione, una presentazione annunciata a dopo il 30 giugno, a insediamento avvvenuto, denota un atteggiamento che ormai la tifoseria ritiene intollerabile. E alcune iniziative del nuovo presidente Piraino, come il benservito a Marco Sanna e a giocatori simbolo come Scotto e Demartis, non sono state apprezzate, così come ha lasciato sconcertati l'addio inatteso dell'appena assunto direttore sportivo Vittorio Tossi e dell'addetto stampa Giulia Bardanzellu. Il futuro della Torres resta così sempre più buio e sale il tasso di pessimismo di una tifoseria che si sente tradita e umiliata. Mentre la città tace, quasi non senta più quel rapporto speciale che per oltre un secolo ha rappresentato una identità condivisa tra Sassari e la Torres. Questo il quadro all'inizio di un'altra estate, l'ennesima, che promette soprattutto ansia e tensione. Il popolo rossoblù sta sfogando la rabbia sui social. Feroci le critiche a Domenico Capitani, altrettanto pesanti quelle riservate a Daniele Piraino. Si critica soprattutto la mancanza di trasparenza e si mettono in dubbio le capacità finanziarie e gestionali di una nuova proprietà che viene considerata inadeguata. E poi c'è chi soffre particolarmente questa situazione. Sono gli ex rossoblù, uomini immagine di un passato glorioso che vedono oggi la loro Torres mortificata e umiliata da tante vicissitudini. Come Roberto Ennas, indimenticato bomber di un periodo davvero felice della storia rossoblù. «La vedo grigia - dice l'ex capitano rossoblù -, siamo in una situazione incredibilmente grave. Non eravamo mai scesi a questi livelli anche se qualche problema c'era stato in passato. La sensazione è che questa gente non abbia a cuore le sorti della società e non senta il fascino di una maglia gloriosa. In questi ultimi due anni si è visto di tutto e non c'è stata una scelta che non sia stata discutibile e infelice». «La situazione è tale - dice ancora Roberto Ennas - che credo sarà difficile iscrivere la squadra al prossimo campionato. Soluzioni? L'unica speranza è che questi signori vadano via e che poi si proceda per stati di avanzamento con programmi realistici che prevedano il rilancio della società. Alla fine qualche sassarese si farà avanti. Almeno lo spero».

Prima scadenza l’iscrizione alla serie D: servono 48.000 euro
Scadenze pressanti, per le società sarde di serie D, e per la Torress. Prima di tutto, la finestra dal 4 all’8 luglio per procedere all’iscrizione on line. Ciascuna società, per poter essere ammessa al cmapionato, dovrà presentare l’organigramma societario per la stagione 2016-2017 con il nome dell’allenatore della prima squadra, l’iscrizione alla categoria juniores da disputare sia a livello nazionale o (per le rappresentanti di Sicilia e Sardegna) a livello regionale, per via dei costi che dovrebbero avere in più le società isolane. A tutta questa documentazione va allegato un assegno di 18.000 euro per l’iscrizione, e uno di 30.000 euro per la fideiussione.

Con Finnbogason un pizzico di Torres agli Europei 2016
«Fisico, piedi, testa, soprattutto testa. Alfred era il classico bravo ragazzo che andava d’accordo con tutti e si faceva voler bene da tutti. A Sassari ha ancora tanti amici». Alfred di cognome fa Finnbogason e in questi giorni è impegnato con la nazionale islandese nei campionati europei di Francia 2016. Martedì sera ha fatto il suo debutto contro il Portogallo, partendo dalla panchina. Niente di straordinario, se non fosse che 9 anni fa quel ragazzone biondo, che allora aveva 18 anni, faceva faville sui campi in terra battuta della provincia con la maglia della Torres juniores. «Arrivò a Sassari verso la fine del 2006 per uno scambio interculturale – racconta Ivan Cirinà, attuale allenatore dell’Atletico Uri, allora alla guida dei baby torresini in coppia con Giovanni Mallau –. Un nostro dirigente, ora non ricordo se Mura, Idini, Olmetto o qualche altro, gli propose giocare con noi. All’inizio la sua società di appartenenza, in Islanda, non volle firmare la liberatoria per poterlo tesserare, poi nel giro di qualche settimane la situazione si sbloccò». Fisico prestante, buon trattamento di palla, nessun grillo per la testa: Finnbogason conquistò tutti. «Era uno dei nostri – dice Cirinà –. Abitava con una famiglia sassarese in pieno centro, io passavo a prenderlo e andavamo insieme agli allenamenti a Bancali e alle partite, insieme ad altri ragazzi. Com’era in campo? Beh, la buttava dentro abbastanza facilmente. Fece caterve di gol in campionato, ricordo in particolare una sua grande prestazione alla Maddalena, nell’ultima di campionato, decisiva per il primo posto. Ma fece diversi gol anche contro la prima squadra nelle classiche partitelle del giovedì». Per la Torres il classico talento ignorato? Non proprio. «La prima squadra aveva parecchi problemi – ricorda Cirinà – e mister Costantini in quel momento non si poteva permettere di fare esperimenti con un giovane, anche se di belle speranze. La società avrebbe potuto bloccarlo? Non credo, lui a fine anno scolastico sarebbe comunque rientrato in Islanda». Da dove spiccò il volo: prima l’Olanda, all’Heerenveen di mister Marco Van Basten, poi la Liga con la Real Sociedad, il campionato turco con l’Olympiacos e dallo scorso gennaio la Bundesliga, con la maglia dell’Ausburg: 5 gol in 10 partite e un biglietto pronto per Euro 2016. «Sono sempre in contatto con lui, anche se non lo sento da un po’ – chiude Ivan Cirinà –. So per certo che Sassari e la Torres gli sono rimasta nel cuore. E anche noi a questi europei facciamo un po’ tifo per l’Islanda».

Pellè seniori in rossoblu per tre stagioni
Quando suo padre ubriacava i difensori con i suoi dribbling sull’erbetta dell’Acquedotto, Graziano Pellè non era ancora nato. Roberto, padre del bomber dell’Italia, a segno lunedì contro il Belgio, ha indossato la maglia della Torres per tre stagioni, tra il 1975 e il 1979. Di quella squadra faceva parte Gennaro Ferrante, padre del futuro torinista Marco, che mosse i primi passi proprio a Sassari.

Mario Carta, Daniele Doro, Paolo Muggianu e Andrea Sini - La Nuova Sardegna



 
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Re: Sarà un’altra calda, nera estate rossoblù (Voto: 1)
di pattadese il Giovedì, 16 giugno @ 09:04:10 CEST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Grandi promesse ma retrocessione in D ai playout (con Rieti) ... Anche no ...non era il rieti .. Commento questo passaggio perché sul resto non mi va neanche .. mi sale la disperazione






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