Torres1903.com

  Menu
· Home
· Archivio notizie
· Articoli
· Campionato
· Forums
· Links
· Memorie rossoblù
· Meteore
· Profilo Utente
  Utenti online
Nickname
Password

Registrati

Iscrizione:
Ultimo: INDIANS1968
Nuovi oggi: 0
Nuovi ieri: 0
Complessivo: 966

Online:
Visitatori: 50
Iscritti: 0
Totale: 50
  Le prossime
Nessun calendario delle partite

Personalizza
 Sarritzu e la Torres: partenza ad handicap ma stiamo arrivando

Rassegna stampa

Ha sposato il "progetto Torres" fin dal primo minuto e con i suoi quattro gol ha tenuto a galla una barca che rischiava di naufragare prima ancora di uscire dal porto. Stefano Sarritzu è il protagonista di questa prima fase della stagione, il simbolo di una squadra che non vuole arrendersi all'anonimato del campionato di Eccellenza.



Sei consapevole di essere diventato, in pochi mesi, una delle colonne della squadra? «Sto giocando discretamente ma non voglio pensare di essere insostituibile. Dico sempre che i cavalli vincenti si vedono all'arrivo e sono convinto di dover dare ancora tanto».Sarritzu che cosa è cambiato nella Torres? «Cominciamo col dire che era una buona squadra e che, con gli ultimi arrivi, è diventata un'ottima squadra. Direi che è cambiato il passo e, soprattutto la mentalità. Oggi siamo più cattivi e concentrati. Forse anche più convinti dei nostri mezzi. Con questo non voglio dire che prima non lo fossimo. Però adesso è tutta un'altra musica». Merito di Pino Tortora o demerito di Cirinà? «Stiamo parlando di due ottimi allenatori. Cirinà è una bella persona che aveva un buon rapporto con la squadra ma non è stato aiutato dalla fortuna. Tortora è più sanguigno e ha saputo toccare le corde giuste per far scattare quel qualcosa che ci ha fatto cambiare marcia. Forse è stato anche aiutato dal fatto di essere un ex giocatore che ha vissuto esperienze analoghe». Quanto conta l'orgoglio quanto si scende in campo? «Conta tanto e alla Torres di più. Noi avevamo toccato il fondo non potevamo non reagire. Dietro le maglie rossoblù batte il cuore di un'intera città e di una tifoseria che non ha uguali neanche in serie C».E' per questo che scelto la Torres? «Quando mi è arrivata la telefonata della società non ci ho pensato un attimo. Ero a Sanremo dove mi avevano offerto un contratto per la serie D e sono subito rientrato a casa. La Torres ha tradizione, pubblico e una visibilità che non ha nessun'altra squadra dei campionati dilettantistici. Non potevo dire no». Come si trova a Sassari? «Benissimo. Ho un buon rapporto coi compagni e sono colpito dal calore dei nostri tifosi».Il campionato è ancora aperto? «Direi apertissimo. Castiadas, Stintino e Sorso sono forti ma la Torres ha giocatori importanti e crescerà ancora. Prometto che diremo la nostra sino alla fine».

Aria di smobilitazione a Samassi si muove (in silenzio) la Torres

Nelle previsioni degli addetti ai lavori era una delle favorite per il salto di categoria. Una squadra con tanti nomi importanti e un gruppo dirigente ambizioso al punto giusto. Dopo appena dodici giornate di campionato il sogno del Samassi sembra destinato a restare tale. I campidanesi hanno la miseria di dieci punti in classifica e galleggiano appena sopra la linea salvezza. Non solo ma già girano voci di partenze, anche illustri, e di un ridimensionamento dei programmi. Sarà così. Di certo c'è che con la riapertura di mercato a dicembre, molte squadre sono destinate a cambiare faccia e chi può si sta guardando intorno. La settimana scorsa Marcello Angheleddu, lasciando il Vanni Sanna, aveva salutato i suoi ex tifosi dicendo che sarebbe tornato a Sassari anche di corsa. In altri tempi la frase sarebbe passata inosservata oggi può essere letta in maniera diversa. Il centrocampista interessa alla Torres? Ed è l'unico giocatore del Samassi o c'è qualche altro nome importante pronto a fare la Carlo Felice a piedi per non rinunciare al sogno promozione?

Fulminato mentre fa surf muore ex giocatore della Torres

Amava il pallone e il mare e quando il procuratore, Daniel Piconcelli, gli aveva proposto un contratto con la Torres non ci aveva pensato un attimo. La sua avventura a Sassari è stata brevissima (tre mesi e nove partite nel campionato di Eccellenza) ma Denis Andrè Dasoul ha lasciato un ricordo indelebile in chi ha condiviso con lui quella esperienza con la maglia rossoblù e nella tifoseria. «Un ragazzo per bene e un amico - dicono in coro Simone Deliperi e Alessandro Cherchi, portiere e bomber di quella Torres - non riusciamo a credere che sia finita così». Un dolore grande per disgrazia difficile da comprendere, impossibile da accettare. Denis Dasoul, ragazzone belga di 35 anni ha perso la vita mentre faceva surf al largo di una spiaggia nell'isola di Bali. L'ex calciatore è uscito sulla sua tavola nonostante le previsioni meteo poco favorevoli ed è stato colpito da un fulmine. I soccorsi sono stati immediati ma inutili. Quando è stato raggiunto Dasoul non dava più segni di vita. In spiaggia è rimasta la compagna, in lacrime, mentre sui social la notizia ha fatto presto il giro del mondo.«Ricordo bene Denis - racconta Vittorio Tossi, il direttore sportivo che portò a Sassari il giocatore -. Era un bel centrocampista con un'ottima tecnica e un grande fisico. Ma era soprattutto una bella persona. Aveva legato con Vittorio De Carlo, con il quale condivideva un appartamento nella zona dello stadio, ed era incuriosito dalla città e dalle sue tradizioni. Sperava di rilanciarsi dopo alcune esperienze negative ma le cose non gli andarono bene. Lasciò Sassari dopo nemmeno tre mesi ma continuò a tenersi in contatto con i compagni».«Non riesco a crederci - confessa Simone Deliperi - era rimasto pochi mesi con noi ma era diventato un vero amico. Per qualche anno abbiamo continuato a sentirci. So che aveva conosciuto una ragazza australiana e che si era trasferito dall'altra parte del mondo per iniziare una nuova vita. Ieri ho letto la notizia sui social e ancora non riesco a crederci».Non si dà pace neanche Alessandro Cherchi, che in quei tre mesi (tra il 2010 e il 2011) ha giocato a fianco di Dasoul. «Aveva un fisico bestiale e affrontava tutto con un entusiasmo sincero e contagioso. Era venuto a Sassari perché la Torres è la Torres a prescindere dalla categoria e perché sapeva che qui c'è il mare più bello del mondo. Già da allora faceva surf e mi aveva confessato di non vedere l'ora di poterlo fare anche in Sardegna. Poi le nostre strade si sono divise e non ci siamo più sentiti. Mi dispiace che sia finita così e sono sicuro che lo stesso dolore lo stanno provando tutti quelli che l'hanno conosciuto».

Antonio Ledà - La Nuova Sardegna



 
  Links Correlati
· Inoltre Rassegna stampa
· News by canessa


Articolo più letto relativo a Rassegna stampa:
Sfida d'altri tempi

  Valutazione Articolo
Punteggio Medio: 0
Voti: 0

Dai un voto a questo articolo:

Eccellente
Ottimo
Buono
Sufficiente
Insufficiente

  Opzioni

 Pagina Stampabile Pagina Stampabile

I commenti sono di proprietà dell'inserzionista. Noi non siamo responsabili per il loro contenuto.

Commenti NON Abilitati per gli Anonimi, registrati




Engine PHP-Nuke - Powered by WL-Nuke
Generazione pagina: 0.19 Secondi