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 «Contro di me odio e insulti ma la Torres resta in piedi»

Rassegna stampa

Deluso, amareggiato, combattuto. Sono i sentimenti che prova Salvatore Sechi, presidente della Torres, dopo una stagione paragonabile a un calvario. Una salvezza raggiunta in extremis, condita da tanti errori, che potrebbe sfociare nell'addio del patron, da quattro anni al timone del club rossoblù. In questa chiacchierata Sechi si apre, manifesta il suo stato d'animo, parla di presente e futuro e lancia qualche frecciatina velenosa.



Presidente, può spiegare perchè anche quest'anno alla Torres è passata una pletora di calciatori? «Ho dovuto costruire due squadre. Praticamente è come se avessimo giocato due campionati». Si spieghi meglio. «Il primo di speranza e prospettiva. Tanto è vero che nel girone G eravamo in prima fascia come competitività. Dopo sette partite e zero punti, ho dovuto cambiare tutto. In quella organizzazione non funzionava nulla». Ma questo è sicuramente il modo peggiore per costruire qualcosa. «Non è proprio così. Di quella squadra molti giocatori non volevano restare, sono venute meno le motivazioni. Abbiamo dovuto correggere e cercare calciatori per obiettivi diversi. A quel punto bisognava lottare per la salvezza». La serie D dovrebbe essere una categoria alla quale partecipate per vincere, invece avete rischiato la retrocessione. Provi a dare una spiegazione ai tifosi. «A tavolino nel calcio non si fa nulla. In partenza tutti hanno ambizioni, poi ci si trova in situazioni inaspettate. Vero che la Torres per tradizione e storia deve tornare tra i professionisti. Questo da sempre è il mio obiettivo. La D dovrebbe essere una categoria di passaggio, il nostro sogno era provare a vincere il campionato. La prova sono gli acquisti fatti la scorsa estate. In tanti ci davano tra le squadre favorite». Questi giocatori non si amalgamavano? «Non voglio giudicare il progetto iniziale, dico che probabilmente sono stati commessi degli errori. Il calcio è un gioco di squadra non individuale. Non bastano le sole doti tecniche, sono fondamentali anche quelle morali da parte dei singoli. E mi fermo qua». Perchè scusi? «Non mi va proprio di aggiungere altro». Sassari ha 130 mila abitanti, Uri poco meno di 3.000, avete rischiato il sorpasso. «Un po' di fastidio si prova. Ma non per la società dell'Atletico Uri, alla quale faccio i complimenti. Restare in D, per come sono andate le cose è da considerare un risultato positivo. Il rischio di finire in Eccellenza è stato concreto». La riflessione che viene da fare è questa: il progetto un uomo solo al comando non funziona proprio. «E' così solo in parte. Nel calcio serve prontezza decisionale. Ho sempre difeso il nostro progetto iniziale, ma ora dico che il mio percorso termina qui». Sta forse dicendo che si fa da parte? «Dopo quattro anni va programmata la prossima stagione per tentare di vincere il campionato. Chiedo che si faccia avanti chi parla di progetti mirabolanti per la Torres. Che dalle parole si passi ai fatti. Li esaminerò, se li riterrò credibili, potrei anche farmi da parte. Conta solo il bene e il futuro della Torres, ecco perchè sono pronto a lasciare la proprietà». Scusi l'insistenza ma la risposta non è chiara. «Il progetto non è determinante per dire basta. Nel calcio si può andare bene o male ma mai arrendersi. Io non ho fatto mancare nulla alla Torres in questi anni. La mia avventura non è stata sostenuta da tutto l'ambiente torresino. C'è chi ha scientificamente lavorato per dividere, creare fazioni. Ho avuto attacchi personali, odio diffuso contro di me con scritte sui muri, minacce, denigrazioni. Tutte queste cose mi fanno riflettere. Non sto portando le chiavi del sindaco, ora voglio valutare chi si fa avanti e che progetti ha». Presidente Sechi domanda diretta: resta o molla? «Sono disposto a mollare, ma verificherò le proposte e prenderò in considerazione soltanto quelle credibili. Non mollo la Torres in mezzo alla strada come hanno fatto altri in passato». C'è qualcuno in queste settimane che si è fatto avanti per rilevare la società? «Ci sono stati già due contatti sui quali mantengo riserbo. Un imprenditore sardo, un altro gruppo del Nord dal quale sono stato contattato tramite un intermediario. Da Sassari silenzio assoluto». C'è stato un avvicinamento con Abinsula che vi ha dato una sponsorizzazione, può essere il preludio a un rapporto più solido? «Lo spero ma non dipende da me. Non entro nelle dinamiche di chi è già impegnato con un altro club». Diciamo le cose chiare: lei o loro? Oppure potete lavorare insieme per riportare la Torres in alto? «Io sono coerente con la mia idea. Ognuno ha le sue strategie. Se resto vorrà dire che non c'erano i presupposti per cedere la società, mi auguro che in questi giorni si creino. Oltre a garantire l'impegno per costruire una squadra forte, chi prende la Torres deve sapere che noi abbiamo una convenzione col Comune per gestire lo stadio. Dovrà essere rispettato il cronoprogramma di lavori e le tempistiche di ricondizionamento dell'impianto, a cui è strettamente legata la convenzione in essere». Ma è vero che ha speso più della scorsa stagione quando siete arrivati terzi? «Il doppio, perchè come ho detto prima, ho dovuto costruire due squadre».Prima c'era la corsa dei calciatori sardi per vestire la maglia rossoblù, è sempre così? «Non è più così, la moralità dei giocatori è cambiata molto rispetto a vent'anni fa». I tifosi, anche quelli più tranquilli, mugugnano. Che massaggio vuole dare? «Ci sono personaggi squallidi, per favore scriva proprio così, che hanno la responsabilità di avere alimentato l'odio nelle varie fazioni della tifoseria. Che hanno scientificamente organizzato attacchi personali contro di me, messo in giro falsità e cattiverie gratuite. Ringrazierò per sempre i ragazzi che oltre i personalismi hanno sempre seguito la Torres nella buona e nella cattiva sorte». Chiudiamo con un suo appello a chi ama la Torres. «Le porte sono aperte, anzi spalancate. Chi vuole la società si faccia avanti. Ma solo se ha progetti seri, credibili. Non venderò mai a degli avventurieri. Non ne abbiamo bisogno, in passato ne abbiamo viste di tutti i colori. Piuttosto preferisco andare avanti, nonostante tutto».

Roberto Muretto - La Nuova Sardegna



 
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Re: «Contro di me odio e insulti ma la Torres resta in piedi» (Voto: 1)
di curro il Venerdì, 25 giugno @ 09:04:53 CEST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
"il nostro sogno era provare a vincere il campionato. La prova sono gli acquisti fatti la scorsa estate" Al suo posto mi sarei vergognato solo ad aver pensato sta frase. Ma chi ci dava per favoriti? Ma per favore smettila di continuare a prenderci per il culo. Ora o passi la mano o ti impegni seriamente, a partire dalle fondamenta. Certa gente che ti circonda non sarebbe gradita manco in una sqaudra da torneo csi, altro che storie






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