Stadio e iscrizione, corsa contro il tempo
Data: Lunedì, 15 giugno @ 09:02:42 CEST
Argomento: Rassegna stampa


Il futuro della Torres passa attraverso questi tre numeri: 15, 20 e 30 giugno. Si tratta di tre scadenze che la società rossoblù è obbligata a rispettare se vuole schierarsi al via della stagione sportiva 2015-2016 nel campionato di Lega Pro. Il 15 giugno, cioè oggi, il club deve dimostrare di avere uno stadio dove disputare la gare interne del campionato.

Sembra un’ovvietà, ma dopo le polemiche delle scorse settimane, il fatto che Torres continui a giocare al Vanni Sanna non era per nulla scontato. Sarà ancora così perchè il Comune si è impegnato a dare in concessione l’erbetta dell’Acquedotto al club rossoblù per tutte le gare interne del campionato, per le eventuale code (playoff o playout) e per le partite di Coppa Italia. Non è molto ma è quello che ha chiesto il presidente Capitani dopo aver incassato l’ennesimo “ni” sulla richiesta di avere lo stadio in gestione per «un congruo numero di anni». Il Comune dovrebbe firmare la concessione d’uso questa mattina e la società - salvo ulteriori colpi di scena - scavalcherà la prima asticella. Il secondo step è previsto per il 20 di questo mese quando, sempre in materia di stadio, dovranno essere fornite alla Lega le garanzie sulla licenza d’uso e sulla sicurezza della struttura. Anche in questo caso non dovrebbero esserci problemi visto che fino a un mese fa la Torres ha giocato al Vanni Sanna anche se con alcune limitazioni (la gradinata chiusa e il numero di spettatori contingentato sotto soglia 4mila). Più incerto il destino della terza scadenza. Entro il 30 giugno le squadre ammesse alla Lega Pro devono versare una fideiussione di 400 mila euro a garanzia del pagamento di tutte le spettanze con i tesserati. Capitani ha finora onorato gli impegni ma per andare avanti (e continuare a investire soldi nel pallone) ha chiesto certezze sul contratto di co-marketing che la Regione ha prima sottoscritto e poi disdetto. Su questo punto sembra essersi aperto qualche spiraglio (da Cagliari è arrivata la disponibilità a un incontro) ma i tempi sono strettissimi e bisognerà capire se il presidente avrà ancora voglia di mettere mano al portafoglio e rischiare di suo. Sull’argomento il patron rossoblù è sempre stato molto chiaro e lo ha ripetuto anche ieri: «In assenza di uno stadio e di garanzie sulla collaborazione con la Regione, non iscrivo la squadra al campionato. L’ho detto in tempi non sospetti, lo ripeto adesso che l’orologio ha cominciato a correre». Una boutade? Attenzione perchè se è vero che il presidente è ormai, anche lui, un rossoblù-dipendente è altrettanto vero che ha già dimostrato di essere capace di prendere decisioni drastiche e di portarle sino in fondo. L’ultima proprio sullo stadio. «Ho chiesto di avere il Vanni Sanna in gestione per 15 anni in modo da poterlo rimettere a norma e ammortizzare le spese - ha detto -. Non ho ottenuto risposta e allora vado via. Userà lo stadio solo la domenica per le partite di campionato e trasferirò la sede sociale. Abbiamo già individuato il posto». Al presidente non è andato giù il botta e risposta a distanza con sindaco e ancor meno il fatto che il primo cittadino abbia ricevuto, nei giorni scorsi, i responsabili della Fondazione Torres, delegando l’assessore allo Sport per il faccia faccia con i responsabili della società. «Ho letto che la Fondazione si è offerta di prenderei in gestione il Vanni Sanna anticipando l’intenzione di partecipare al bando pubblico - ha detto Capitani –. Mi fa piacere e aggiungo che se c’è qualcuno che vuole gestire anche la Torres sono pronto a passare la mano. Lo faccio subito e senza pretendere nulla. Andiamo dal notaio e firmiamo il passaggio delle quote. Io resto tifoso e cedo tutte le incombenze all’Associazione». Parole dure, ma ancora una volta molto schiette. Come quelle sul futuro della squadra. «Lo chiedere a me? Da oggi fatte una telefonata a Palazzo Ducale. Il futuro della Torres passa da quelle stanze».

La Nuova Sardegna





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