Fari spenti per la Torres, dietro Piraino nessuno
Data: Mercoledì, 22 giugno @ 08:56:28 CEST
Argomento: Rassegna stampa


Calma piatta in via Romita, quartier generale della Torres. Il presidente in pectore della società rossoblù, Daniele Piraino, è in Campania per motivi di lavoro e in sede non si muove foglia. L’organigramma resta sconsolatamente vuoto alla voce giocatori (negli ultimi giorni non sono stati annunciati acquisti)



anche se l’impressione è quella di un gruppo dirigente per nulla scosso dalle proteste dei tifosi e dalla scoperta di un buco di bilancio che potrebbe essere superiore ai 700mila euro quantificati nei giorni scorsi. La parola d’ordine è “avanti tutta” anche se è difficile capire con quali mezzi e, di conseguenza, verso quali obiettivi. Piraino ha fatto capire di aver pronto un piano di rientro dei debiti che verrà completato in tre anni e continua a diffondere messaggi rassicuranti sull’arrivo di nuovi sponsor e su importanti contatti con imprenditori continentali. Il punto di vista dei tifosi è ben diverso. I responsabili della Fondazione Torres hanno chiesto l’intervento del sindaco denunciando il rischio di un nuovo, possibile fallimento. Il debito accumulato negli ultimi due anni della gestione Capitani sarebbe insostenibile per una società di serie D e potrebbe anche essere superiore ai 700mila euro ipotizzati nel corso dell’assemblea pubblica della scorsa settimana alla Camera di Commercio. Il primo cittadino ha preso l’impegno di monitorare la situazione ma l’impressione è che i margini di intervento siano molto stretti. Il sindaco è il “proprietario” dello stadio ed è il “garante” morale dei colori rossoblù ma non ha altri poteri se non quelli di una moral suasion sulla classe imprenditoriale cittadina. Da tempo si parla di una possibile cordata sassarese interessata a prendere il controllo della società (un tentativo era stato fatto anche con Capitani) ma la scoperta del buco ha raffreddato gli entusiasmi. E’ un peccato perchè l’ipotesi di un gruppo made in Sassari disposto a scommettere sul colori rossoblù sarebbe stata la soluzione migliore per tutti: per la squadra, per i tifosi e per la città. Vedremo se prevarrà la paura o la voglia di provarci. Sapendo che le alternative sono poche. Anzi sono solo due: sperare che abbia ragione Piraino (con i suoi sponsor e i presunti piani di rientro) o rassegnarsi al fallimento. In questo caso la Torres dovrà cambiare ancora una volta il nome e rassegnarsi a ripartire dalla Promozione o, peggio, dalla Prima categoria. Sarebbe una delusione cocente dopo aver accarezzato, per buona parte della stagione, il sogno del ritorno in Lega Pro.

La Nuova Sardegna





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