Sechi: per la Torres una settimana chiave. Servono linee guida
Data: Lunedì, 04 maggio @ 09:42:21 CEST
Argomento: Rassegna stampa


Prime, timide aperture dopo la chiusura totale, anche per il calcio. Ma di possibilità che ripartano i campionati ancora non se ne vedono, in particolare per la serie D dove resta in attesa di novità anche la Torres. «Questa è una settimana-chiave per le Leghe del nostro calcio», dice il presidente rossoblù Salvatore Sechi.



«Il nodo principale è legato a promozioni e retrocessioni, le difficoltà sono tante e ci sarà da discutere per arrivare a decisioni che andranno condivise e coinvolgeranno tutte le categorie. E poi si dovrà affrontare il paragrafo doloroso dello stato economico in cui versa il pallone, col tema caldo delle sovvenzioni. Spero che si riesca a fare chiarezza, con soluzioni idonee a non scontentare nessuno».Sechi puntualizza che «l'ultimo atto ufficiale è del 10 marzo, con lo stop imposto al calcio italiano. Da allora non ci sono state altre indicazioni e tutto quello che è stato detto e si dice è ipotetico. Se la situazione si fosse definita prima ci sarebbe stato tutto il tempo per prepararsi per bene al futuro. A mio parere è molto difficile che si riesca a ripartire, il calcio è sport di contatto e non vedo chi possa prendersi la responsabilità di ciò che potrebbe succedere. C'è bisogno di linee guida valide e certe, per sapere come muoverci, considerato che il virus starà con noi per molto tempo ancora». Nel periodo di stretta emergenza sanitaria la società sassarese si è distinta sul campo della beneficenza, con donazioni di materiale disinfettante e maglie di gioco messe all'asta per raccogliere fondi, meritando l'applauso della città e l'attenzione della Lnd, che ha sottolineato l'operato torresino con un articolo sulla sua rivista. La Torres è stata presa come esempio e questo non può che fare piacere a chi ha il cuore rossoblù. Ma ha catalizzato l'attenzione anche l'iniziativa di tecnico e giocatori (i quali chiedono il pagamento dei rimborsi spesa) che ha turbato un clima tornato sereno dopo anni travagliati da vicende negative. «Non posso entrare nei dettagli di quanto è successo - spiega Sechi - perché è oggetto di valutazione degli organi competenti. E non posso negare il dispiacere. Ancora una volta il nome della Torres è stato messo in cattiva luce, benché tutto il mondo del calcio abbia riconosciuto la validità del nostro operato. La mia fiducia è stata tradita ma sono ancora motivato ad andare avanti, anzi sono più determinato. Il momento è difficile ma bisogna mantenere calma e lucidità, nel rispetto dei 117 anni di storia di questa società. Squadra da rifare? Non è detto, sebbene mi senta ferito da una situazione che non mi aspettavo». Ragionando sulla prossima stagione, «dovrà essere gestita in modo diverso dal solito, seguendo nuove regole».

Pasini: fu il grande Gigi Riva a consigliarmi di andare alla Torres
L'approdo nella terza serie professionistica del calcio con la maglia della Torres è stato il punto più alto della carriera calcistica dl Paolo Pasini, uno degli attaccanti più forti del panorama calcistico isolano. «La mia carriera ebbe una svolta quando Bernardo Mereu divenne allenatore del La Palma, società cagliaritana che giocava nel campo a due passi da casa mia. Era il 1981, e nelle giovanili realizzavo gol a grappoli, Mereu non perse tempo e a 15 anni mi fece esordire in Prima categoria contro il Muravera. Poi vincemmo due campionati di fila». Nel 1987 la svolta. La Torres, appena promossa in C1, lo cerca. «Ci fu una lunga trattativa - ricorda Pasini - il Cagliari cercò di convincermi in tutti i modi a non andare a Sassari. Decisivo fu il suggerimento di Gigi Riva: "Vai, è una piazza piena di entusiasmo perché hanno appena vinto il campionato, qui a Cagliari c'è caos e non ti troveresti a tuo agio", mi disse. Ma all'inizio non furono rose e fiori. Bebo Leonardi preferiva fare affidamento sui più esperti e non considerava i più giovani, unica eccezione Gianfranco Zola che era già a Sassari dall'anno precedente, così finii per giocare una sola partita da titolare». «Con Zola vivevamo assieme nella foresteria, era di un'umiltà e di una bontà pazzesca, i più anziani spesso gli facevano scherzi ma lui non replicava mai, e già a quei tempi si intravedevano quelle qualità che poi ne avrebbero fatto un vero campione. C'è un episodio che non ho mai dimenticato: in una partita giocata su un campo pesante per la pioggia, Gianfranco, che forse aveva sbagliato tipo di tacchetti per quel tipo di terreno di gioco, scivolava spesso , fu rimproverato da Leonardi che gli disse. "Ma come pretendi di aspirare a grandi platee se finisci sempre a terra ?». Per Pasini le cose migliorano solo quando nel 1989/90 arriva Paolo Specchia. «Aveva un migliore rapporto con i giovani e così iniziai a giocare di più, ma a scombussolare tutto ci fu il suo esonero arrivato prima di Natale. Venne richiamato Leonardi e quando lo seppi mi spaventai, vista l'esperienza negativa di due anni prima. Fortunatamente mi sbagliavo, il mister mi diede fiducia e alla fine misi insieme 23 presenze complessive, mettendo a segno cinque reti. Grandi ricordi in particolare per la prima, realizzata a Terni contro la Ternana, in uno stadio gremito da oltre ventimila spettatori, dove sfruttando bene un ottimo cross di Walter Tolu , con una bella palombella di testa riuscii a infilare il loro portiere». «Oggi sono completamente fuori dal mondo calcistico, e seguo direttamente l'azienda di famiglia».

Sandra Usai e - La Nuova Sardegna





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