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"C'era rispetto per la maglia. Quasi una sacralità". Erano gli anni '50 e Luciano Tessari, portiere della Roma, riassumeva così il senso di quel pezzo di stoffa che indossava ogni domenica. Da allora le cose sono molto cambiate. Il calcio non è più quel calcio. Il business del pallone è ormai immenso e si trascina dietro, modificandoli, tutti gli aspetti di quello che è nato come un gioco e che gioco non è più. Poteva la maglia restare immune? No che non poteva. E infatti, da tempo, l'introduzione dello sponsorizzazioni e le necessità legate al marketing, hanno fatto in modo che crollasse anche uno degli ultimi tabù del pallone. Le maglie, almeno quelle legate ai colori della tradizione, sono sotto attacco. Colori, disegni e simboli sono optional legati al cambio di sponsor e alle esigenze di mercato. Ma i tifosi non ci stanno e si mobilitano (e non da oggi). Era il novembre del 2002, quando l'allora presidente del Napoli, Salvatore Naldi, gelava le proteste dei sostenitori partenopei: "E' impossibile ritornare alle maglie azzurre. Si mettano l'animo in pace i tifosi napoletani. Per contratto dovevamo operare una scelta tra i modelli proposti dallo sponsor tecnico". La risposta dei tifosi del Napoli fu eloquente. Alla prima occasione le nuove maglie furono gettate addosso ai giocatori. A Parma invece le cose sono andate meglio. Dopo anni in cui gli emiliani giocavano con la maglia gialloblù (in ossequio allo sponsor), da un paio d'anni sono tornati ad indossare la maglia bianca con la croce nera, vessillo storico di Parma. Una vittoria per quei tifosi, raggruppati in Settore Crociato, che per anni hanno lottato per un ritorno all'antico. A Genova nella stagione 2001/02 la società e lo sponsor lanciano un sondaggio per stabilire le nuove maglie del Genoa. Vince la tradizione. E dunque, maglia rigorosamente rossoblu per le partite casalinghe e ripristino dell'antica divisa bianca con striscia orizzontale con i colori sociali per le trasferte. Oggi i tifosi genoani del San Giorgio Old Times Circle per la salvaguardia del patrimonio storico e culturale del Genoa Cricket & Football Club avvertono: "La maglia da gioco, rappresenta un caposaldo dell'essere genoano. La casacca rossoblu e prima ancora quella bianca a fasce orizzontali vanno difese. Rifiutiamo i surrogati attuali e le maldestre reinterpretazioni volute da sponsor e da personaggi generalmente incompetenti". E da noi la situazione com'è? Nei giorni scorsi lo sponsor tecnico della Torres è tornato ad essere la A-Line, dopo una breve parentesi con la Errea lo scorso anno e con la Macron all'inizio di questa stagione. Proprio con quest'ultima azienda pareva finalmente essere riusciti a riavere le maglie tanto desiderate, semplicemente metà rosse e metà blu, con i colori belli scuri. L'avvento della A-Line ha stravolto un po' tutto, dato che ogni produttore utilizza dei disegni prestabiliti sui quali le società possono poi scegliere che colori inserire (a meno che non si richieda una personalizzazione delle divise, ma a quel punto i tempi di consegna sarebbero lunghi). Si è quindi dovuto scegliere tra

dei modelli già esistenti e l'occhio della società, per la prima maglia, è caduto su una tipologia di casacca identica a quella che utilizzava il Cagliari un paio d'anni fa, quando anch'essi si fornivano dalla A-Line. Tutto ciò non è certo piacevole, dato che tutte le squadre dovrebbero avere una tenuta diversa dalle altre, figuriamoci se poi quella della Torres risulta essere la fotocopia di quella usata del Cagliari. Giammai! E' vero che i colori delle due società isolane sono identici ed anche la prima maglia ha più o meno lo stesso disegno, in passato però ci sono sempre stati dei dettagli che le rendevano diverse. La dirigenza, dopo le doverose critiche piovute dalla tifoseria, è corsa ai ripari ed ha fatto modificare la divisa più rappresentativa facendo cambiare i colori che nei fianchi si invertivano rispetto a quelli presenti nel fronte e nel retro delle maglie. Un piccolo cambiamento che però ha evitato una imperdonabile gaffe ed una caduta di stile alla quale ci si poteva pensare prima. La A-Line ha ovviamente fornito anche le seconde maglie ed anche in questo caso si poteva stare molto più attenti dato che la maglia bianca con quel colletto metà rosso e metà blu ricorda un po' troppo il Cagliari di Gigi Riva, anche se c'è da dire che una casacca simile è stata utilizzata dalla società sassarese per tre stagioni, dal 1970/71 al 1972/73. Ricordiamo che pochi anni fa qualche "genio" aveva addirittura ordinato per la Torres le divise da trasferta di colore giallo o arancione: pura follia. Sicuramente quella attuale è meglio di quella dai colori sgargianti nelle quali non ci identificavamo proprio, però non sono certo quelle che noi tutti sognavamo. Come seconda maglia avremmo promosso a pieni voti il completo bianco con le due bande orizzontali rossoblu (disegno presente nelle attuali terze maglie con triste sfondo grigio), ma ai più nostalgici non sarebbe dispiaciuta neppure l'idea di rivedere la versione che veniva spesso indossata in passato, ovverosia quella con la banda diagonale anziché orizzontale. E' un peccato che tutto venga lasciato al caso, la maglia rappresenta il simbolo più importante per un tifoso, i dirigenti che si occupano di "vestire" i giocatori dovrebbero tenerlo sempre presente. Ora purtroppo si tende a creare completi con geometrie futuristiche, mezze lune, sfumature e porcherie di ogni genere che deturpano quel capo che per il tifoso è sacro. Forse siamo noi ad essere troppo attaccati al passato, però il fascino delle maglie di una volta è impareggiabile, nonostante la loro estrema semplicità riuscivano infatti a trasmettere ai sostenitori tutto il loro splendore. Con enorme nostalgia ricordiamo i completi realizzati rigorosamente in cotone e non con tessuti sintetici, è indelebile il ricordo delle mitiche ed aderentissime tute in lanella della Ennerre che venivano indossate anche quando c'erano trenta gradi e nessuno si lamentava perché all'epoca i vizi ai calciatori non erano concessi. Altri tempi, il calcio ora è cambiato... non cambiamo anche le maglie.

Ghino Di Puntazza
ghinodipuntazza@torres1903.com








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